Per Abelardo, la logica è sia il metodo generale per qualsiasi indagine (poiché comprende le regole del discorso vero), sia l'analisi del senso degli universali e del loro rapporto col mondo degli oggetti concreti. Il problema degli universali viene risolto da Abelardo in modo assai originale: gli universali sono parole significanti, vale a dire delle rappresentazioni mentali delle realtà esterne alla mente, non esistendo al di fuori della mente stessa. L'universalità è frutto di una determinata operazione mentale che prende in considerazione gli aspetti in cui le cose si somigliano l'una all'altra, escludendo ciò in cui queste si differenziano. A livello teologico, Abelardo, pur affermando la superiorità della rivelazione divina, si appella alla dialettica e ad un sistema di similitudini razionali e filosofiche per definire quelle questioni che non sono chiaramente stabilite dalle Scritture. Da un punto di vista etico, egli sostiene che ciò che fissa la moralità o l'immoralità degli atti non consiste nell'effetto degli atti stessi, ma nell'intenzione con cui si compie una determinata azione: buono è l'atto voluto come tale. |
E. Gilson, Eloisa e Abelardo, Einaudi, Torino, 1950
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