HANTO
Hànto è l'autrice di Brezze (Ed. Castello, Cagliari), Lune Piene (Ed. Grafica Mediterranea), Incenso sul gomitolo di ghiaccio (Ed. Edigraf srl) e della Collana I LIBRICINI (Karma, Littlewitch e Consummatum est, di prossima pubblicazione): brevi composizioni, minuscoli fiori spuntati nel parco dei suoi libri.
Le parole-chiave delle sue opere sono: la spiaggia terrena di una potente esigenza spirituale, un Ponte attraversato da Messaggeri, un ringhio feroce ammansito da Mani invisibili, l'essenza di una donna trasformata da "Amore".
Tratto da "Karma"

Le mie scarpette magiche
non sono di una fata.
Sono di un re crudele
che mi voleva morta.

Le mani sono bianche.
Sembro una madre pura,
ma solo la frescura
potrà placare il cuore.

La mia cisterna è piena
di cose mai vedute.
Dacci uno sguardo, bimbo.
Potrai trovarci il sole.

La mia bisaccia è vuota.
Il pane è più raffermo
di un rozzo mendicante
che (si diceva)... è pazzo!

Il mio compagno stanco
non dorme da una notte.
Potrà mai riposarsi
se, il grande padre, incontro?

Adesso non rispondi?
Perché non parli, bimbo?
Perché non argomenti
il fatto che ti ho esposto?


Tratto da "Incenso"

Mi misuro ancora con l'apocalisse,
per provare a dire quando viene il matto.
Tu non ascoltarmi con il cuore chiuso.
Sono come il vento: dammi il benvenuto.

Parlo e mi confronto con la storia, accanto.
Ti racconto, infine, che appartengo al tempo.
E rivelo, amore, quale accadimento
vi saprà sconvolgere per pulire il mondo


Tratto da "Brezze"

Non tocco guanciali di ferro battuto.
Non prendo asfodeli, di fango, coperti.
Non faccio - nell'aria - disegni di crudi
delitti commessi da mani sbagliate.
Non dico parole che tagliano troppo,
rodendo la carne - fermando anche i globuli -
Non faccio merende con grida di bimbo.
Non urlo crudeli sentenze di fuoco.


Tratto da "Consummatum est"

Non voglio biasimarti, dolce Morte.
L'uomo della Terra è già in ascolto.
Il canto di una figlia, è stato chiesto.
Bagnata è la mia penna, con rispetto.

da "Littlewitch"

Se non ho colto il bel fiore per dartelo,
vuol dire (dolce) che il cuore è adirato.
Io ti volevo, sul letto, disteso...
e mi hai lasciata (la notte) confusa.
Ti avrei legato con funi d'argento.
Ti avrei baciato con labbra di fuoco.
E sui tuoi fianchi, padrona superba,
avrei deposto le gambe di femmina.
E ti avrei detto: 'Ti voglio per sempre.
Voglio sposarti. Ti voglio nel sangue.
Voglio bagnarmi nel seme più caldo.
Voglio donarmi di fronte all'"eterno".
Voglio rubarti. Strapparti la pelle.
E farti urlare. Ferirti per sempre.
Tanto dolore per dirti che ti amo!?!
Mi fai impazzire. Per questo ti graffio.
Mi fa impazzire il tuo corpo lontano.
Mi fa impazzire lo sguardo che voglio...
Mi fa impazzire la piccola mano.
Vieni. Ti prego. Ritorna, guerriero.
Voglio baciarti le dita dei piedi,
come una schiava di fronte al padrone.
Voglio toccarti le gambe e salire
per conquistarti, birbante sornione.
Voglio sentirti. Circondami i fianchi.
Fammi più bimba (di quel che già sono).
Ma non capisci, tormento? Mi senti?
La luna, ieri, raccolse i miei pianti.
Dalla finestra rividi il tuo volto.
Si confondeva con stelle cadenti.
Fu conturbante la danza (e quel fuoco).
Il seno nudo baciato dal vento.
E mi guardavi stupito e commosso.
E mi porgevi la mano tremante.
E sono scesa sul morbido corpo".
Luna, mi ascolti? Ricordi quel giorno?
Perfino un nido fu fatto, la notte,
sulla sua schiena di forte guerriero.
Persino il fuoco (scagliando la brace)
stupì (raggiante) sui corpi felici.
Perfino il vento (veloce passante)
si assise accanto per dirmi: "Sei bella.
Tra le sue braccia, mi sembri stupenda.
Mentre ti bacia, mi sembri sconvolta".
Perciò ti dico, mia candida luna,
che, nel tuo buio, mi sento diversa.
Voglio che prenda il mio dono notturno.
Voglio quell'uomo. È cambiato? Confessa!
Prendilo (cara), se accetta il mio amore!
Prendilo in grembo e sollevalo in alto.
Digli che sono invidiose, le stelle.
Digli che brucia (stanotte) la pelle.






Altre poesie di Hànto si trovano sul sito dell'artista, all'indirizzo: Hanto.it


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