GERMANA GALMAZZI (3)
La sfida

Vi chiederete cosa ci faccio, nel mio tubino grigio, su sette centimetri di tacchi, pochette in mano, in un pollaio...
Giusta domanda. E' una sfida. Ho quasi quarant'anni, affronto i miei attacchi di panico, sfido la claustrofobia, vivo da sola e mi aggiro per casa al buio, senza che strani rumori o squilli di telefono mi facciano temere alcunché; ma le galline... Io ho paura delle galline.
Certo non capita spesso, nella vita di tutti i giorni, di imbattersi in una gallina e poi forse, una sola, riuscirei ad affrontarla, ma un... come si definisce un insieme di galline? Branco no, nemmeno stuolo o stormo. Insomma, tante galline riunite mi terrorizzano.
Sento sulle caviglie e sui polpacci il becco di questi animali e penso che potrebbero mangiarmi viva, almeno fino al ginocchio, dove svolazzando potrebbero arrivare (per questo ho sette centimetri di tacco).
Durante la mia analisi ho parlato di questa paura; ovviamente ho paura anche degli uccelli, dai quali però penso di potermi difendere con le braccia, ed è venuto fuori che il becco, che è chiaramente la parte che mi terrorizza, non rappresenta, come si potrebbe credere, il pene, bensì la vagina.
Pensateci un attimo: la forma è effettivamente fallica, però si apre.
E' stata per me un'illuminazione, abbiamo lavorato molto con il mio analista su questa cosa; interpretazioni, sogni, ricordi e poi la soluzione di alcuni problemi, la consapevolezza di alcuni limiti e il coraggio di accettare tutta una serie di cose. Ma la paura delle galline è rimasta.
C'è chi, per dimostrare il proprio coraggio, si butta col parapendio, chi affronta le rapide su una canoa, chi cammina su carboni ardenti.
Io, ora, sto chiusa in un pollaio e fuori un gruppo di amici fà il tifo per me, e qualcuno tiene per le galline.
Tutto è nato in barca, durante la vacanza. Eravamo in otto, all'ora di cena ognuno di noi si stava occupando di qualcosa, quando è sfrecciato ad altezza d'uomo, un moscone. E' stata la fine!
I primi a buttarsi in mare furono gli uomini, chi sbattendo violentemente contro il bordo della barca e lasciando dietro di sé una scia di sangue, chi improvvisando un tuffo carpiato mai riuscito così bene.
Tra le donne, alcune delle quali già vestite, il panico si manifestò con alte grida e la fuga verso le cabine. Io, unica, rimasi immobile aspettando che il moscone se ne andasse, come fece spontaneamente dopo un po', ignorando, quasi con sufficienza lo scompiglio che aveva creato.
Una volta ricompattate le fila, curati i feriti, raccolto tutto ciò che era stato travolto dalla fuga, cenammo. E la mia ironia si abbattè come una mannaia sulla testa del sesso forte, senza alcuna pietà verso uomini duri, abbronzati e palestrati che fuggivano scomposti di fronte ad un moscone.
Ma, qualcuno mi conosceva molto bene e ferito nell'orgoglio, osservò con sottile ironia:
- E che dire delle galline?

Ora chiusa in questo pollaio mi rendo conto che non ci si deve fidare di nessuno, soprattutto, mai dichiarare le proprie debolezze.
Per farmi coraggio, ripercorro con la mente le varie sedute della mia analisi; provo a pensare che sono più grande delle galline e anche più intelligente e c'è anche la possibilità che loro mi ignorino, così come fece il moscone quando ero in barca.
Ora però una si sta avvicinando. E se poi chiama tutte le altre?
Comincio a camminare con indifferenza, certo non molto disinvolta, soprattutto perché non sono abituata a portare tacchi così alti; gli amici fuori ridono, fischiano, applaudono. Io acquisto un po' di sicurezza, anche perché vedo che camminando le galline si sparpagliano: anche con loro non devo mostrare la mia debolezza. Guardo con superiorità fuori dal recinto, mi sto addirittura chinando per accarezzarne una, quando, in tutto il suo splendore, arriva il gallo. Ci guardiamo negli occhi, lui avanza lento, io retrocedo al suo stesso ritmo.
Lui viene dritto verso di me, io cerco, con la coda dell'occhio, la porta del pollaio, lui avanza minaccioso. Quelle cretine di galline non provano nemmeno a distrarlo, gli amici fuori seguono la scena in silenzio.
Sono vicino alla rete del pollaio, a pochi passi c'è la porta. Con un balzo felino la raggiungo e la richiudo violentemente davanti a me. A questo punto scatta l'applauso.
Qualcuno obietta che sono scappata. Io con signorilità rispondo:
- Il gallo non era nei patti.

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