ASTRO CALISI - FANTASCIENZA (1)
L'inventore

Paolo finì di inserire le ultime valvole termoioniche nei loro zoccoli e guardò soddisfatto il frutto delle sue lunghe fatiche. Si trattava di un'enorme apparecchiatura elettronica che occupava quasi la metà della stanza. Tutt'intorno correvano decine e decine di cavi che servivano da collegamento alle varie parti del complesso; e le lampadine spia e gli indici degli strumenti indicatori parevano tante sentinelle disseminate sul quadro di comando.
Tra poco avrebbe saputo se la sua invenzione funzionava davvero e, in questo caso, avrebbe avuto tra le mani qualcosa con cui dominare il mondo.
Dopo lunghi studi ed esperimenti, Paolo era giunto alla conclusione che era possibile trasformare le intangibili onde mentali in energia allo stato puro. Ciò significava disporre di una forza immensa sfruttando direttamente la potenza del pensiero. Convinto di questa possibilità, Paolo aveva costruito a poco a poco l'apparecchio che aveva davanti - una specie di amplificatore mentale - e si accingeva a collaudarlo.
Pigiò dei pulsanti, regolò alcune manopole, finché gli indicatori non segnalarono che il sistema era perfettamente a punto. S'infilò quindi la cuffia, cioè un complicato intreccio di elettrodi che andavano sistemati sul capo. Adesso, se tutto funzionava come previsto, bastava, ad esempio, immaginare di sollevare qualcosa, e questo si sarebbe innalzato secondo la sua volontà.
I suoi occhi caddero su un cacciavite che era rimasto per terra: un ottimo oggetto, tanto per iniziare.
- Sollevati - pensò intensamente. E il cacciavite cominciò a fluttuare per la stanza fino a raggiungere l'altezza della sua testa. Il cuore gli batteva come un tamburo per l'eccitazione mentre afferrava al volo l'oggetto e lo riponeva sul tavolo.
- Un'altra prova - si disse, e guardò la sedia vicino alla scrivania, dalla parte opposta della stanza.
Al suo ordine, essa si sollevò di qualche centimetro, spostandosi poi lateralmente fino a portarsi accanto a lui.
Paolo ora si sentiva potente, terribilmente potente. Con quella invenzione avrebbe potuto comandare agli uomini e al mondo come si fa con dei giocattoli. All'inizio sarebbe stata necessaria una dimostrazione della sua immensa forza, un saggio del potere invincibile che gli dava la sua macchina. L'indomani, una folla di persone avrebbe assistito a uno spettacolo che l'avrebbe riempita di meraviglia e di timore: un enorme masso si sarebbe staccato dalla vicina montagna rotolando giù fino a valle. Paolo già immaginava la scena…
S'irrigidì mentre la stanza cominciò a vibrare leggermente. Tese l'orecchio a un rombo soffocato che sembrava provenire dalle viscere della terra, mentre i vetri della finestra prendevano a vibrare con forza crescente.
- Il terremoto! - pensò, fuori di sé per la paura. Si strappò in fretta la cuffia e prese a scendere precipitosamente le scale…
Pochi istanti dopo, Longarone, paesino del Vajont, veniva travolto da un'immane frana, che trascinava con sé il segreto di quella pericolosa invenzione.

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