ANDREA MOLINO (2)
BEST PRATICS

Oggi è un giorno tranquillo. Il caldo estivo suggerisce di non uscire per l'intervallo di pranzo e, con un gruppo di colleghi, Nina decide di ordinare delle pizze e di fermarsi in sede.
Il ragionier Delfino, da poco nominato coordinatore del gruppo amministrativo, viene invitato e, ben felice, ordina una pizza quattro stagioni. Parte l'ordine telefonico: appuntamento al dodicesimo piano, nella stanza di Mario (tanto è grande e c'è posto per tutti).
Sta per arrivare il ragazzo delle consegne, ma Delfino, scosso da un rigurgito di arroganza di potere, convoca i cinque commensali e li diffida dal mangiare insieme:
- La società non è una pizzeria E' meglio che ognuno si porti il cibo nella sua postazione e mangi da solo!
Povera Nina. Aveva tanto sognato il suo supplì caldo e ora lo rigira tra le mani, a pochi centimetri dalla tastiera del suo pc, sola e sconsolata. Le è passata perfino la voglia di mangiare… Nel cestino è finita anche la pizza di Delfino, che non l'ha più voluta.
Ingenuamente Nina si domanda perché un frustrato irrisolto si possa inserire nelle scelte dei singoli in orario non lavorativo, ma preferisce tornare alle carte da processare e rimanda i suoi pensieri a quando incontrerà l'affidabile Nino.
La sera, a casa, spiega l'accaduto a Nino che, con serafica calma, passa a raccontarle quanto avvenuto pochi giorni prima in una azienda presso la quale il suo professore è consulente.
Il nuovo vertice dell'azienda sta predicando dal momento del suo insediamento, avvenuto quasi due anni addietro, una fantomatica quanto illusoria ristrutturazione. In effetti, nulla è cambiato: si continua a svolgere lo stesso lavoro precedente, con nomi nuovi e organigrammi rivisitati, ma la sostanza è invariata.
Ultima trovata ad effetto, che si somma al fiume di parole riversato sulle maestranze in questi due e anni di "vendita" continua di novità e cambiamenti, il vertice ha partorito un tomo di settantotto pagine, che dovrebbe rappresentare la realtà dell'azienda, letta attraverso i profili organizzativi, raccordata con le modalità di sviluppo delle risorse umane.
Il suo professore, dopo aver letto il capace malloppo, ha restituito a Nino questo breve saggio in inglese:
Know management, best performer.
Knowledge management workshop performance improvement know how, output business input gap core policy coaching leadership.
Standard marketing target stage, community staff focus group professional placement controller, back office help desk tutoring web project manager grafic designer; push pull network screening warehouse, windows server mission time sheet travel tool.
Team building customizing
.
Di primo acchitto, era convinto si trattasse di un estratto dalle analisi di Mc Clelland e Boatzis, ma il professore lo ha tranquillizzato:
- Non ti preoccupare. E' solo l'elenco delle parole in inglese, come compaiono in ordine cronologico sul tomo.
- Sì - osserva Nino. - Ma cosa vuol dire?.
- Non vuol dire assolutamente nulla. Ti ho semplicemente voluto far riflettere su quanto queste parole, ben sistemate all'interno di un discorso o di un progetto, possano servire all'estensore a ben figurare in un consesso di sprovveduti o di non attenti uditori. In pratica servono come schermi per nascondere la mancanza di originalità e di idee chiare. Come ci hanno insegnato i nostri vecchi: se non hai idee e devi rivendere prodotti fumosi, usa citazioni colte o autori famosi, nessuno oserà obbiettare alcunché!
La povera Nina, sempre più spaesata, chiede a Nino cosa, quanto da lui raccontato, c'entri con la pizza. Nino, sempre più tranquillo, risponde:
- A quanto accaduto è meglio non far seguire alcun commento: si commenta da solo. Ma ti ho voluto portare un esempio di quanto le aziende senza cultura aziendale e con poche idee operative, riescano a fare con le parole, per mascherare la propria incapacità.

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