ANTONELLO BARANTA (2)
UN ASCIUGAMANO BLU

All'Avamposto Desolato Di Una Stagione Bianca, Tra Terra E Mare, Tra Aria E Sabbia. Una Ragazza, Sdraiata Su Un Asciugamano, Prende Il Sole, Fa Il Bagno, Nuota. E Si Stende Lungo Il Confine.

Ventilava un po' il pomeriggio. Ventilava, cambiando spesso direzione.
Come se il solito pirata pigro deviasse la linea dell'aria fresca, costringendola ad atterrare sul grande aeroporto di sabbia. Accadeva ogni pomeriggio, più o meno alla stessa ora.
Il mare era ad oriente rispetto alla costa. Da laggiù sorgeva il sole.
Ma non c'era nessun crimine in questo.
Faceva fresco su quella spiaggia all'alba, anche nella stagione bianca.
Non era affatto un'estate calda comunque. Semmai dispari: da un po' di tempo le stagioni erano diventate niente altro che due lunghi periodi noiosi dell'anno. Noiosi ed alterni ogni sei mesi.
Pochi giorni per il gran freddo, pochi per il gran caldo. Mai una di quelle giornate terse di blu.
Non più il picco rovente dei mercuri in cerca della quota inebriante. I mercuri, già esautorati del potere in quanto dèi, si erano ridotti a più che semplici ragionieri scalari, incapaci oramai di calcolare le pazze divaricazioni termiche di una volta!
Se comprati a Genova, od in qualche località di mare, erano per lo più adatti solo come soprammobili. Anche l'acqua non era mai tanto calda, neanche all'ora suprema.
Per questo lei si bagnava appena un attimo: una prima volta nella mattinata tarda, una seconda il pomeriggio, dopo la controra.
Si bagnava lasciando che l'acqua salata le si rovesciasse addosso. Nuotava come se non avesse bisogno di muoversi nell'acqua, ma di muovere lei stessa tutta l'acqua a ridosso del corpo.
Come una regina. Come una piccola regina, dall'inconsapevole aristocrazia della primissima giovinezza.
Girava consueta intorno agli scogli, dopo esser entrata in mare dal centro della cala.
Il solito percorso: la breve sosta attraccata allo scoglio, la schiena appena inarcata all'indietro, le mani ed i piedi in presa sulla roccia bagnata, il corpo appena mosso dalla corrente dispettosa delle onde.
Solo qualche istante, per contemplarsi. Si piaceva in acqua.
Le piaceva il muoversi così, sentirsi l'acqua intorno, dappertutto, sapersi circondata totalmente, inondata fino al quel meraviglioso punto opulento del dorso in cui la schiena cambia nome!
Sentiva di essere finalmente nel suo elemento adesso. E felice, come in un lieto ricordo del passato.
Peccato che avesse paura del mare. Non si avventurava mai oltre la caletta. Doveva tornare presto a terra, creatura legata alla sabbia dal vincolo del sole.
Arrivava la mattina tardi, quando già i primi anziani si erano scambiati il saluto e le prime impressioni sulle notizie lette sul quotidiano locale. Arrivava quando le mamme avevano già piantato gli ombrelloni, e prendevano a gridare ripetutamente il nome di battesimo del loro bambino, fuggito alla chetichella verso la comunità degli infanti che occupavano giocando e rischiando il precario bilico del bagnasciuga.
Non le piaceva che qualcuno le occupasse il posto.
Comunque precedeva sempre i nottambuli, quelli che preferiscono saltare il pranzo, provenienti dalle ore piccole e vane delle vacanze e delle notti.
Precedeva sempre anche chi veniva dopo mezzogiorno, come una figlia del giorno lei, farfalla diurna assegnata al turno della luce. Viveva un periodo di passaggio, di mutazione.
Anche l'età la stava portando inevitabilmente verso una nuova stagione, piena di inquietudini.
Rimpiangeva l'ingenuità del suo tempo adolescente...
Oh, sì. Avrebbe preferito non sapere del cambiamento che avvertiva imminente dentro di sé.
Non sopportava più quel suo ribellarsi, più interiore che manifesto, ai componenti della famiglia, ai cognati, agli uomini più grandi che la guardavano. Non avrebbe mai voluto che mutasse quell'ordine di cose della sua vita; ma sentiva che presto tutto questo sarebbe cambiato, e che la natura stessa la chiamava ad uscire e a lasciarsi entrare.
E neanche si rendeva conto della sua bellezza piena, di quella bellezza che spetta alle donne quando passano da una stagione all'altra dell'esistenza.
Quando si sdraiava supina in direzione del sole, le gambe leggermente divaricate, le ginocchia piegate, le braccia, ora riverse lungo il corpo, ora tese verso l'alto, le mani piccoli ombrelli contro sole, la testa piegata da un lato...
La testa: là dove cercava sempre di rifugiare tutti gli impulsi che le giungevano da chissà dove.
Pensava... anzi, parlava con se stessa. Poteva solo parlare, e lo si vedeva dagli occhi, che era ancora incapace di pienamente pensare.
Non poteva, non sapeva...
Si pensa solo dopo la conoscenza, si medita del già avvenuto. Del nuovo, del misterioso, del curioso non si può ancora pensare; si può solo intuire... sentire.
O perlomeno è solo alle femmine che appartiene l'estrema sensibilità di 'cogliere' il nuovo, il cambiamento.
Così come quando sono feconde, così come quando amano: due misteri che appartengono solo a loro.
Non è da uomini, che prediligono in ogni caso la preoccupazione della volontà e del pensiero.
... Gli occhi sì, che rivelavano questo avvertire di nuovo impulso in lei. Ecco perché preferiva chiuderli con la scusa di prendere meglio il sole in viso...
Andava via dopo essersi asciugata con cura, come una scolaretta esce di scena sollecitata dalla campanella dell'ultima ora. Leggero il tragitto verso la collinetta, dove la sabbia lasciava il posto a un'erba di un verde impertinente nonostante l'afa.
Restava nella grande casa della pineta assieme a tutti gli altri: il tempo necessario per far andare in discesa la corsa del sole, per rendere più obliqui i suoi raggi. E non si rendeva conto che via lei quella spiaggia non aveva più senso.
Tornando sulla sabbia, il vento le alitava piano i capelli lunghi, corvini, nera radice delle passioni di un domani ormai prossimo.
Non si cambiava il costume il pomeriggio. Cambiava umore.
Si faceva desiderare per un po' dal mare prima di entrare in esso per il solito convegno. Lo stesso tuffo, la testa subito in fuori, l'approdo a quattro mani sullo scoglio, i fianchi indietro in cerca della corrente contraria. I fianchi che muoveva così naturalmente, con la stessa frenesia di appassionati futuri scali proibiti.
Che la passione carnale avrebbe un giorno procurato. Ma lei non lo poteva sapere. O, forse, lo sapeva già, letto magari da qualche parte o immaginato in sogno.
E qualcosa di nebuloso si era profilato dentro la mente, da qualche parte buia della non coscienza...
Rientrava allora dalla parte degli scogli bassi, dalla parte meridionale della caletta, là dove la costa cominciava ad innalzarsi a picco.
Rientrava concedendosi di stare appena seduta su una pietra liscia, levigata dal mare, fiera dell'incarnato scuro, mediterraneo, gli occhi verdi... come profondo pelago trasparente.
Assumeva poi un'espressione ridente, tornando al suo posto diagonale delle cinque.
Ma quando la sera cedeva il passo al pomeriggio, se ne andava. Non sopportava l'ora in cui il giorno finisce e la notte inizia!
Al primo accenno di battaglia se ne andava. Definitivamente. Non riusciva a resistere alla carica segreta di quella trasformazione naturale e cosmica.
Quel momento le avrebbe chiamato a viva voce il suo parallelo stato di cambiamento...
Ed intenso come sarebbe stato, avrebbe tirato fuori e fatto emergere tutto lo stupore di lei. Ne sarebbe stata sopraffatta.
Questo le provocava disagio. Come se fosse stata denudata all'improvviso da una folata d'uragano.
No... sentiva di non poter sopportare quell'affronto.
L'ora estrema e rivoluzionaria non le apparteneva ancora, e quando essa si profilava all'orizzonte, lei non poteva che fuggire. E forse si sarebbe commossa, sì lo sapeva, forse avrebbe addirittura pianto, da sola, senza un perché, muta, e ridicola.
No, no. Per carità... meglio scappare. Via!
Prendeva la sua borsa, calzava gli zoccoli, gettava sull'avambraccio, dopo averlo bene scosso dalla sabbia, l'asciugamano. C'erano stampate un'ancora grande al centro, ed una piccola nave in lontananza, un sole in alto a sinistra.
Era il fortunato, tessile amante, di tanta bellezza: l'unico, oltre il mare, il vento, ed il sole, a conoscere il sapore della sua pelle.
Ma il solo ad essere portato via con lei: un'ancora bianca, una nave rossa sul fondo, un sole, sullo fondo. Un asciugamano blù.

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