SINDONE

Introduzione
Quando si affronta la problematica relativa all'"oggetto" Sindone, la regola d'oro è quella di aggiornarsi sulle fonti scientificamente documentate. Perché una tale introduzione?
Sembra pleonastico dirlo ma se, senza implicazioni di carattere religioso, si vuole incominciare con serietà ad approfondire la conoscenza di questo affascinante e misterioso reperto archeologico, è consigliabile (e direi anche serio) leggere primariamente quanto è stato scritto dagli scienziati di varie discipline che negli anni hanno avuto modo di poter effettuare delle analisi dirette sul reperto.
Le loro conclusioni sono state pubblicate su riviste scientifiche e quindi godono della massima autorevolezza. Da sempre, infatti, l'editoria è costellata da libri dall'evidente mira sensazionalistica o peggio è teatro di incredibile disinformazione. Televisione, radio e rotocalchi scandalistici ripropongono a cadenza annuale le solite e vecchie teorie sulla presunta fabbricazione della Sindone da parte di Leonardo da Vinci oppure sull'uso di un bassorilievo riscaldato per produrre l'immagine sindonica da parte di un ignoto artista del medioevo. Alcuni autori, soprattutto di area britannica, hanno dato un decisivo incremento al loro conto in banca "inventandosi" divertenti storielle su cavalieri templari e altro.
La panoramica è spesso desolante. E' doveroso anche aggiungere che, a volte, sono proprio gli stessi studiosi della Sindone a proporre teorie e dati non proprio ortodossi. Se si vuole avere un opinione completa e oggettiva su di un argomento discusso come questo è bene avere il punto della situazione. L'informazione seria si sà costa fatica e tempo ma non sarà certamente inutile leggere almeno due o tre volumi che propongo in bibliografia.
Molti hanno sentito parlare della Sindone come del possibile lenzuolo funerario in cui fu avvolto Gesù dopo la sua crocifissione. Altri, oltre a questo, sono rimasti colpiti dalle notizie riguardanti le monetine sugli occhi o l'analisi del DNA. Vedremo che il "documento" Sindone offre invece molte altre peculiarità di possibile autenticità. Buon approfondimento.


La Sindone è un lenzuolo di lino che ha certamente avvolto il cadavere di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trapassato da una lancia al costato. Le evidenze oggettive riscontrabili sulla Sindone sono di due tipi fondamentali: le tracce ematiche (sangue umano, gruppo AB negativo, DNA maschile) e l'immagine impressa sulla stoffa, detta immagine sindonica. Al momento nessuno studioso ha saputo indicare, con certezza scientifica, un metodo conosciuto che possa produrre una figura come quella della Sindone. Mentre le tracce di sangue risultano comprensibilmente state assorbite dal telo a contatto con le ferite stesse, la formazione dell'immagine sindonica risulta difficilmente spiegabile. Dopo l'intervento di restauro dell'estate 2002, le nuove misure comunicate ufficialmente sono 442 cm per 113 cm.
La medicina legale ci dice che le macchie di sangue e di siero presenti sul tessuto sono irriproducibili con mezzi artificiali. È sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e ridiscioltosi a contatto con la stoffa umida (fibrinolisi). Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico.
Oltre al sangue, sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi fu avvolto. Questa immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e ossidazione delle fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo fotografico. È superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua, non è composta da pigmenti, è priva di direzionalità e non è stato ancora accertato se sia stata provocata dal semplice contatto del corpo con il lenzuolo o per altri fattori ancora irrisolti. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. L'esame della Sindone mostra, senza alcun dubbio, la perfetta corrispondenza tra la descrizione delle torture subite da Gesù e le evidenze oggettive riscontabili nel telo: sono ben evidenti, ad esempio, i segni prodotti dalla "corona di spine", la ferita al costato e nei polsi, oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe, la posizione sollevata del petto indice di difficoltà respiratoria dovuta alla crocifissione, la particolare posizione dei piedi, tipica dell'inchiodamento. Non solo, molti studiosi concordano sul fatto che le ferite ai polsi sono state inferte su un uomo vivo, mentre la ferita al costato è stata inferta su un cadavere.
Sotto le macchie di sangue non esiste immagine del corpo: il sangue, depositatosi per primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante mentre, successivamente, si è formata l'immagine.
L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le impronte così ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno diversa fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali paragonabili a quelle della Sindone.

Il meccanismo fisico-chimico all'origine dell'impronta
Si può ipotizzare un meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si attenua con il passaggio nell'aria, che diminuisce con la distanza.
La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale 3 a 1, la presenza di tracce di cotone egizio antichissimo, l'assenza di tracce di fibre animali rendono verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese del primo secolo.
Altri indizi: grande abbondanza di pollini di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; possibili tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un'altura vicina al Mar Morto.
Nel Medio Evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria.
L'eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l'iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo.
Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.
Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l'olografia realizzata negli anni '40 del XX secolo. Avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666.

Ammessa la conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche, l'ipotetico contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per produrre l'oggetto. È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana levatura sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una stoffa appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i suoi poteri di preveggenza sulle future scoperte scientifiche.
Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei pollici e la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le antiche raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili con un qualsiasi cadavere.
Procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è assolutamente un esperimento facile da compiere. Altrettanto arduo sarebbe stato mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati da un così alto numero di gravi traumi.
Un'altra difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata quella di prevedere che da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così ricca di particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero alterato i contorni delle tracce di sangue. La realizzazione artificiale della Sindone è impossibile ancora oggi; a maggior ragione nel medio evo.
La domanda fondamentale che incuriosisce tutti è evidente: chi è l'uomo della Sindone? La possibilità che sia Gesù è altissima, ed è proprio questo che disturba maggiormente. Riconoscere la Sindone come il lenzuolo che avvolse Gesù significa anche riconoscere la veridicità del Vangelo nel quale troviamo una descrizione della passione di Gesù Cristo in pieno accordo con segni scoperti sulla Sindone. Il problema era già emerso a inizio secolo dopo le prime fotografie di Secondo Pia e chiaramente evidenziato da Yves Delage, patologo francese, agnostico, membro dell'Accadémie des Sciences.
Dopo aver analizzato i negativi di Secondo Pia e rimasto impressionato dall'analogia esistente tra quell'immagine e la descrizione della morte di Gesù riportata dai Vangeli, disse: "se si trattasse di Sargon, di Achille o di un faraone, nessuno avrebbe pensato a fare obiezioni ... lo riconosco Cristo come personaggio storico e non capisco come qualcuno possa trovare scandaloso che tuttora esistano tracce materiali della sua vita ...".
Quello che è certo è che la Sindone non è un falso. "È certo che è un'immagine che non lascia indifferente nessuno" - affermò il cardinale Anastasio Ballestrero, già arcivescovo di Torino e custode della Sindone - "È un'immagine che emoziona e sorprende e che suscita interrogativi profondi".

[ Articolo e bibliografia di Roberto Falcinelli,
membro del Centro Diocesano di Sindonologia "Giulio Ricci" di Roma
]
Indirizzo email: coleridge@libero.it

BIBLIOGRAFIA

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WILSON, Ian, The Blood and the Shroud, Simon & Schuster, 1998.


Links utili:

Arcidiocesi di Torino: www.sindone.org
Shroud of Turin website: www.shroud.com
Osservatorio Sindone: space.tin.it/scienza/misalcit
Collegamento Pro Sindone www.shroud.it
Rivista "Il Telo": www.sindonologia.it


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