SIGNIFICATO


Per capire come si intende il significato nella semiotica contemporanea, si deve partire necessariamente dal concetto di segno e dal rapporto che questo ha con l'oggetto rappresentato. Secondo una tripartizione che deriva direttamente dalla filosofia stoica, ogni processo segnico è composto da semainon, cioè il segno vero e proprio, il semainomenon, cioè ciò che viene detto dal segno, e il pragma, cioè l'oggetto cui si riferisce. Una triplice distinzione che è stata rappresentata nella forma del triangolo semiotico (fig. 1):



o nella forma del triangolo detta di Ogden Richard (fig. 2):



In queste due tripartizioni la cooperazione tra i tre elementi ha uno specifico rapporto tra significante/referente (nel primo modello) e idea/referente nel secondo modello. Ad esempio, prendiamo in considerazione il segno /tavolo/ (significante). Per chi non condivide il nostro codice, il significante /tavolo/ non ha alcun valore. Per spiegargli il significato di /tavolo/ devo o tradurre il termine nella sua lingua, oppure disegnare un tavolo, vale a dire utilizzare altri significanti. Una volta compreso il significato, il nostro interlocutore sarà venuto in possesso di un codice, ovvero di un processo di significazione. Processo di significazione che può avvenire anche se non è presente un tavolo vero e proprio.
Il significato del segno è dato quindi dalla cooperazione di tre soggetti: il simbolo (o segno), l'idea (cioè il concetto) e il referente (cioè la realtà rappresentata dal segno). Dunque il segno non ha alcun rapporto diretto con l'oggetto concreto, ma con l'immagine mentale.
Se c'è accordo nella tripartizione, però, non sempre c'è accordo sul nome da dare ai poli del triangolo. Utilizziamo qui lo schema sinottico di Umberto Eco (1973) (fig. 3):

Interpretante (Pierce)
Referenza (Ogden Richard)
Senso (Frege)
Intensione (Carnai)
Designatum (Morris 1938)
Significatum (Morris 1946)
Concetto (Saussure)
Connotazione, connotatum (Stuart Mill)
Immagine mentale (Saussure, Pierce)
Contenuto (Hjelmslev)
Stato di coscienza (Buyssens)


Segno (Pierce)
Simbolo (Ogden Richard)
Veicolo segnino (Morris)
Espressione (Hjelmslev)
Representamen (Peirce)
Sema (Buyssens)
Oggetto (Peirce)
Denotatum (Morris)
Significato (Frege)
Denotazione (Russell)
Estensione (Carnap)


Semiosi illimitata
Si deve al filosofo americano Charles S. Peirce una concezione del triangolo semiotico più vicino al modello delle comunicazioni di massa. Peirce introduce l'elemento dell'interpretante, mentre definisce il segno representamen, cioè "qualche cosa che sta per qualcos'altro sotto qualche aspetto o capacità". Il segno, poi, sta per qualcosa non in tutti i rispetti, ma in riferimento a un ground, un fondamento condiviso. L'interpretante è la rappresentazione ulteriore dello stesso oggetto o significato. Ad esempio, sarà il medico a cogliere il rapporto tra il segno "macchie sulla pelle" e la malattia "morbillo". Proprio la parola "morbillo" è l'interpretante del segno. Per conscere il significato di un segno, infatti, dobbiamo affidarci a un altro che lo interpreti. L'interprete, però, non è da confondersi con l'interpretante. Scrive Peirce che "mentre l'interprete è colui che coglie il legame tra significante e significato, l'interpretante è un secondo significante che evidenzia in che senso si può dire che un certo significante veicola un certo significato". Peirce arriva così a un concetto di significato del segno che porta a una semiosi illimitata, vale a dire a un processo di significazione del segno che continua a riprodursi. Un concetto quanto mai adeguato alle comunicazioni di massa, nelle quali c'è una continua circolazione di segni che si traducono in altri segni. Il modello è quello proposto da Volli (2003) (fig. 4):



La connotazione
Importante nei processi di significazione anche considerare il concetto di connotazione, definito in chiave semiotica per la prima volta da Hjlemslev. Si tratta di una ambiguità semantica: a volte il rapporto tra significante e significato non è semplicemente denotativa, ma pieno di ulteriori semantizzazioni. Così una foto avrà una valenza denotativa, ma allo stesso tempo un aspetto connotativi, come l'inquadratura o il paesaggio.

Il significato
Il segno dunque mette in relazione significante e significato. Per quanto riguarda il significato, invece, la posta in gioco è più alta: si tratta, infatti, di prendere in considerazione la variabilità con cui può essere inteso il contenuto. Lo studio del significato prende il nome di semantica, o meglio di semantiche a seconda delle prospettive utilizzate (fig. 5).

Significato Problematica Semantica
Rinvio a un referente
Rinvio alla comprensione
veritativa
cognitiva
filosofica
cognitiva
Selezione di una porzione del piano del contenuto descrittiva metodologica

Fig. 5

Vale a dire che "ogni segno ritaglia, sia sul piano del significante che su quello del significato, una sorta di materia (che costituisce tutto ciò che è articolabile, strutturabile)". In questa materia si deve identificare un valore che è disponibile per l'interpretazione.
La semantica così considerata assume "il significato di un'unità culturale, non radicata direttamente a un rinvio ad un referente esterno, né immediatamente presente nella mente del parlante, bensì in quanto elemento circolante della cultura e della comunicazione interumana, come un valore di senso di volta in volta mutato dal sistema semiotico da cui viene preso in esame" (Volli, 2003)

[Scheda di Andrea Gagliarducci - e-mail: andygag@infinito.it]

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