POSITIVISMO


Corrente filosofica che si sviluppa nella seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da un'esaltazione della scienza, considerata l'unica fonte legittima della conoscenza e il modello di riferimento per tutte le scienze degne di tale nome.
Il positivismo, che nasce in Francia e si impone successivamente a livello europeo e mondiale, trae il suo nome dalla esaltazione della positività della scienza e dalla concretezza e oggettività dei fatti da essa studiati, in contrapposizione alle astrattezze e alle fantasticherie delle religioni e delle concezioni metafisiche in genere. Da questo punto di vista, tale movimento filosofico appare strettamente legato ai notevoli successi ottenuti dalle scienze esatte nei diversi campi di applicazione (chimica, meccanica, elettrologia, ottica e biologia). Nello stesso tempo non va sottovalutata l'influenza del processo di organizzazione scientifica e tecnica della società, dei sistemi di produzione, sulla maturazione delle nuove idee, le quali daranno, a loro volta, un impulso notevole a tale processo.
Pur comprendendo pensatori che si diversificano tra loro sia per formazione intellettuale, che per temi affrontati e soluzioni specifiche, il positivismo può essere sintetizzato nei seguenti aspetti distintivi:

1) La scienza è la sola forma di conoscenza possibile e il metodo della scienza è l'unico valido: pertanto il ricorso a cause o principi che non siano riconducibili al metodo della scienza non fa progredire il cammino della conoscenza, ma va considerato una pericolosa ricaduta nella metafisica.

2) Il metodo della scienza, essendo l'unico valido, va esteso a tutti i campi d'indagine, compresi quelli che riguardano l'uomo e i fenomeni sociali.

3) Il progresso della scienza rappresenta la base del progresso umano e lo strumento per una riorganizzazione complessiva della vita sociale, capace di trovare adeguate soluzioni ai numerosi problemi di ordine politico e sociale posti dalla Restaurazione e dalla rivoluzione industriale.

4) La filosofia, non avendo oggetti suoi propri, o campi privilegiati di indagine sottratti alla scienza, tende a coincidere con la totalità del sapere positivo o, più in particolare, con l'enunciazione dei principi comuni alle varie scienze. La funzione peculiare della filosofia consiste quindi nel riunire e nel coordinare i risultati delle singole scienze, in modo da realizzare una conoscenza unificata e generale (1). In ciò, il positivismo si contrappone alla convinzione, tipicamente romantica, che la filosofia debba essere separata dalla scienza in quanto disciplina contraddistinta da problemi e metodi del tutto diversi.

RAPPORTI CON L'ILLUMINISMO
Per certi aspetti, si può dire che il positivismo si configuri come una ripresa originale del programma illuministico all'interno di una nuova situazione storico-sociale post-rivoluzionaria, caratterizzata dall'avvento del capitalismo industriale e dallo sviluppo della scienza e della tecnica.
I principali elementi di affinità tra positivismo e illuminismo, possono essere riassunti nei seguenti tre punti:

1) fiducia nella ragione e nel sapere, concepiti come strumenti di progresso al servizio dell'uomo e del miglioramento sociale;

2) esaltazione della scienza a scapito della metafisica e di ogni altro tipo di sapere non verificabile;

3) visione tendenzialmente laica ed immanentistica della vita. (2)

D'altro canto, positivismo e illuminismo presentano anche alcune differenze di rilievo:

1) Sebbene i bersagli polemici del positivismo siano in parte identici a quelli dell'illuminismo (cioè la tradizione metafisica e religiosa, come pure il parassitismo dell'aristocrazia agraria, considerato un ostacolo al progresso), gli atteggiamenti politici sono differenti. Mentre l'illuminismo si configura come riformismo di carattere rivoluzionario (posto in atto dalla Rivoluzione francese), il positivismo si presente come un riformismo anti-rivoluzionario, che pur lottando contro la vecchia tradizione politica e culturale, è fondamentalmente contrario alle nuove forme rivoluzionarie rappresentate dal proletariato e dalle dottrine socialiste.

2) Diversità del modo di rapportarsi alla scienza e alla filosofia: rispetto alla prima, gli illuministi vedono nel sapere sperimentale un mezzo per dissolvere le antiche credenze della metafisica e della religione, mentre nei positivisti, il richiamo alla scienza tende a una riedificazione di certezze assolute, esplicitamente presentate come la forma "moderna" e "positiva" delle antiche religioni e metafisiche. Riguardo alla filosofia, mentre gli illuministi sono interessati soprattutto a una fondazione gnoseologica e critica della scienza (che sfocerà nella concezione di Kant), i positivisti, dando per scontata la validità del pensiero scientifico, ritengono che il compito della filosofia sia quello di ordinare e di unificare le diverse scienze. (3)

Il positivismo, colto nel suo nucleo storico-filosofico più decisivo, presenta anche caratteristiche che lo accomunano al romanticismo. La più importante di tali caratteristiche è l'idealizzazione della scienza, che si traduce in una esaltazione del sapere positivo, assunto a unica verità ed unica guida della vita umana, in tutti i campi. Come i romantici e gli idealisti tendevano a caricare la poesia o la filosofia di significati assoluti, così i positivisti tendono ad attribuire alla scienza una portata assoluta, con atteggiamenti analoghi alla fede religiosa. (4)

In Francia, il maggiore rappresentante del positivismo fu Auguste Comte. Successivamente il positivismo si diffuse anche in Inghilterra, soprattutto per merito di John Stuart Mill, impegnato a sottrarre la scienza morale alle sue incertezze per stabilire invece per essa un insieme di regole ben definite. Di non minor statura fu lo scienziato naturalista Charles Darwin, ma una certa importanza ebbe anche Herbert Spencer.
In Italia seguaci del positivismo furono Carlo Cattaneo e Roberto Ardigò.

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NOTE
(1) Nicola Abbagnano - Giovanni Fornero, Filosofi e filosofie nella storia (vol. III), Paravia, Torino, 1992, pagg. 281-2
(2) Op. cit., pagg. 283-4
(3) Op. cit., pag. 284
(4) Op. cit., pag. 285


S. Poggi, Introduzione al positivismo, Laterza, Roma-Bari, 1987

Piero Di Giovanni, Filosofia e psicologia nel positivismo italiano, Laterza, Roma-Bari, 2006

G. Landucci, L'occhio e la mente. Scienza e filosofia nell'Italia del secondo Ottocento, Olschki, Firenze, 1987

P. Rossi (a cura di), L'età del positivismo, Il Mulino, Bologna, 1986

E. R. Papa (a cura di), Il positivismo e la cultura italiana, Franco Angeli, Milano, 1985

W. Tega (a cura di), Arbor scientiarum. Enciclopedia e sistemi in Francia da Diderot a Comte, Il Mulino, Bologna, 1984

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W. M. Simon, Il positivismo europeo nel XIX secolo, Il Mulino, Bologna, 1980

L. Kolakowski, La filosofia del positivismo, Laterza, Roma-Bari, 1974

Mario C. Cattaneo, Il positivismo giuridico inglese: Hobbes, Bentham, Austin, Giuffrè, Milano,1962

B. Magnino, Storia del positivismo, Mazara, Roma, 1955


Positivismo/Wikipedia.en
Scheda sul positivismo.

Positivismo/Formae-mentis
Scheda sul positivismo e sui suoi maggiori rappresentanti.

Positivismo/Biblio-net
Scheda sul positivismo e sui suoi maggiori rappresentanti.

Positivismo/Wikipedia.it
Breve scheda di Wikipedia sul positivismo.

Positivismo/Wikipedia.es
Scheda di Wikipedia sul positivismo.

Positivismo/Delphi
Breve scheda sul positivismo.

Positivismo/FabioTulli
Pagina sulla crisi del positivismo.

Positivismo/IEP
Scheda sul positivismo legale.

Positivismo/Stanford.edu
Scheda sul positivismo legale.