LOBOTOMIA


Tipo di intervento chirurgico messo a punto nel 1935 dal neurologo portoghese Antonio Egas Moniz, al ritorno di un suo viaggio in America, dove era venuto a conoscenza che alcuni chirurghi riuscivano a far smettere agli scimpanzè di saltare continuamente nelle gabbie mediante la recisione delle fibre nervose dei lobi frontali.
Moniz pensò di applicare la stessa tecnica ai pazienti del manicomio di Lisbona, in cui operava. I risultati furono considerati dai medici e persino da molti familiari dei ricoverati un grande successo: i pazienti diventavano improvvisamente tranquilli, non gridavano più nelle corsie, non disturbavano, e soprattutto non erano più pericolosi.
Tale tecnica oggi non viene più utilizzata perché riduce i soggetti a uno stato quasi vegetale. Ma per anni essa fu praticata con notevole frequenza in Europa su coloro che erano rinchiusi in manicomio. Moniz vinse addirittura il premio Nobel, nel 1949, per questa sua invenzione.
La lobotomia approdò successivamente negli USA, dove medici di pochi scrupoli cominciarono ad applicarla anche a persone sostanzialmente normali, magari solo un po’ iperattive o socialmente devianti. Tra questi si distinse un certo Walter Freeman, un neurologo della George Washington University, che perfezionò la tecnica di Moriz, utilizzando uno scalpello con cui praticava un’incisione poco sopra gli occhi del paziente, mentre questi era sottoposto a scosse elettriche a fini anestetici.
Si calcola che gli interventi eseguiti da Freeman con questa tecnica siano stati migliaia. I pazienti non erano soltanto malati mentali, ma criminali o anche persone che presentavano semplici disturbi comportamentali.
Un caso famoso di persone sottoposte a lobotomia è quello di Rosemary Kennedy, sorella di John Kennedy e di Bob Kennedy. Rosemary era una ragazza molto vivace, con un lieve ritardo mentale che le causava qualche difficoltà a scuola. La sua condotta sessuale, giudicata un po’ troppo libera e disinvolta per quei tempi, preoccupava il padre, Joseph Kennedy, il quale temeva ripercussioni negative per la carriera politica che intendeva far intraprendere ai figli maschi. Per questo motivo, nel 1941, all’insaputa della moglie, egli decise, di far sottoporre la ragazza a lobotomia.
L’operazione riuscì perfettamente, nel senso che Rosemary, da quel giorno, perse ogni capacità di agire in maniera autonoma (e di dare preoccupazioni al padre). Venne rinchiusa in un istituto per disabili mentali, dove rimase praticamente fino alla morte, avvenuta all’età di 86 anni.
La lobotomia, comunque, non portò fortuna ai suoi più entusiasti sostenitori, Moniz e Freeman. Il primo venne colpito, mentre lavorava nel suo ufficio, da una fucilata sparata da un suo paziente; Moniz sopravvisse, ma rimase parzialmente paralizzato. Al secondo venne revocata la licenza di operare dopo la morte di una paziente, colpita troppo pesantemente col famigerato scalpello.
L’orrore di questa pratica venne portato a conoscenza del grande pubblico da Tennessee Williams, che scrisse un pezzo teatrale sull’argomento, dal titolo Improvvisamente l’estate scorsa. Successivamente Ken Kesey vinse il premio Pulitzer con Qualcuno volò sul nido del cuculo che fu portato sullo schermo, con grande successo di critica, nel 1975.


Lobotomia/Wikipedia.de
Scheda di Wikipedia sulla lobotomia.

Lobotomia/Wikipedia.fr
Scheda di Wikipedia sulla lobotomia.

Lobotomia/Wikipedia.en
Breve scheda di Wikipedia sulla lobotomia.

Lobotomia/Ship.edu
Breve storia della lobotomia. uk

Lobotomia/Aerztezeitung
Scheda sulla lobotomia: il caso Rosemary Kennedy.