DUALISMO


Concezione della mente secondo la quale la realtà è costituita da due sostanze, ontologicamente distinte e causalmente indipendenti: la materia, inerte e informe; lo spirito, che anima a da forma.
Il dualismo si oppone quindi al monismo, che sostiene invece che tutta la realtà è costituita da un'unica sostanza.

Nella filosofia moderna, il dualismo fu introdotto da Cartesio. Ma si tratta di un concetto assai più antico, che può essere fatto risalire a Platone.
Il termine "dualismo" fu usato per la prima volta nel sec. XVIII da Thomas Hyde nella Historia religionis veterum Persarum, per indicare la concezione di Zoroastro che ammette due principi, uno del bene e uno del male, in costante lotta tra loro. Anche Bayle e Leibniz usarono la parola in questo senso; Christian Wolff invece si avvicina al significato attuale, che fa riferimento a due sostanze distinte.
Per Cartesio esistono due tipi di fondamentali di sostanze: la res extensa (identificabile nella materia) e la res cogitans (o sostanze mentale). Tali sostanze, pur essendo ontologicamente separate e prive della capacità di influenzarsi reciprocamente, possono tuttavia interagire tra loro grazie a un punto privilegiato collocato nel cervello dell'uomo: la ghiandola pineale.

Nella filosofia della mente il dualismo viene di solito messo in relazione con il problema mente-corpo, sintetizzabile nella difficoltà di render conto delle modalità di interazione tra l'attività cerebrale e gli stati coscienti che appaiono strettamente legati ad essa. Infatti le strutture nervose del cervello sono sicuramente fisiche, mentre ciò che ogni individuo esperimenta a livello soggettivo sembrerebbe godere di una relativa autonomia rispetto all'attività di dette strutture. Si ripropone quindi l'antico problema delle modalità con cui il fisico agirebbe causalmente sul mentale e viceversa. Rappresentante moderno del dualismo mente-corpo è il neuroscienziato John Eccles, il quale, difendendo l'autonomia del mentale rispetto al sostrato materiale del cervello, ipotizza la possibilità di un'interazione attraverso le strutture submicroscopiche dei neuroni. All'interno di questi avrebbero luogo, secondo Eccles, dei fenomeni quantistici capaci di mettere in comunicazione due mondi che non avrebbero alcuna altra possibilità di interagire tra loro.