CREATIVITA' & INTELLIGENZA
Brani antologici


Determinismo e creatività
Il calcolatore è semplicemente un automa finito e, in quanto tale, il suo comportamento è completamente determinato dal suo stato interno iniziale e dalle informazioni fornitegli in seguito. Stando così le cose, si può sostenere che la sua risposta a qualsiasi insieme di segnali di ingresso è in linea di principio prevedibile e, di conseguenza, non ha alcun interesse e non merita la qualifica di "intelligente". [...]
Da un certo punto di vista irrilevante l'obiezione è giustificata, ma in pratica il comportamento della macchina è ben lungi dall'essere prevedibile. Che le cose stiano così è confermato dal fatto che simulando "a mano" il funzionamento [della macchina], in parecchie occasioni si sono ottenute dimostrazioni assolutamente sorprendenti per i programmatori. La natura di un programma intelligente è tale che, a differenza di una ordinaria computazione aritmetica in cui i rami sono pochi e si possono seguire con facilità, il numero dei rami condizionati che dipendono dall'ingresso è spaventosamente grande e la loro interdipendenza è elevata, sicché ogni tentativo di seguire minutamente il suo comportamento è vano. E, naturalmente, quando nel programma venga introdotto l'apprendimento, esso si modificherà costantemente in maniera molto complessa, sicché, se in linea di principio il suo comportamento è ancora determinato, sarà sempre più arduo prevedere la risposta in ciascun caso particolare. In un senso molto reale, le dimostrazioni della macchina non saranno né più né meno banali di quelle fornite da un matematico principiante che si trovi ancora sotto l'influenza del suo professore.

[da H. L. Gelernter e N. Rochester, "Comportamento intelligente delle macchine nella risoluzione automatica dei problemi", in V. Somenzi - R. Cordeschi (a cura di), La filosofia degli automi. Origini dell'intelligenza artificiale, Boringhieri, Torino, 1986, pagg. 255-6]

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