E' estremamente difficile dare una definizione della coscienza, poiché si tratta di un fenomeno che non può avere un qualsiasi riscontro di tipo empirico, almeno non nel senso tradizionalmente inteso. Per descrivere la coscienza non è quindi possibile far riferimento agli ordinari oggetti del mondo fisico, o ad eventi osservabili in maniera intersoggettiva, né possiamo utilizzare concetti o categorie da essi derivati. La coscienza è un fenomeno strettamente privato che riguarda i vissuti di uno specifico individuo, che non permette alcuna rilevazione dall'esterno, secondo le modalità standard in uso nella scienza.
Non riusciremmo neppure lontanamente, a spiegare cosa sia la coscienza, o cosa significhi essere coscienti, a un ipotetico essere che sia privo di questa facoltà e si limiti ad agire in maniera del tutto automatica. Definire la coscienza vuol dire allora far riferimento necessariamente all'esperienza diretta che ognuno di noi ha di essa, riallacciandosi ai diversi aspetti dei vissuti che essa implica.
Definizione
In prima approssimazione, la coscienza può essere definita come "presenza all'essere": presenza di un qualche contenuto a un ente che ne fa esperienza diretta e immediata (non-mediata). Si può essere coscienti di un suono, di una luce, di un odore particolare, della presenza di una persona o di un animale o dell'accadere di un evento qualsiasi; ma è anche possibile essere coscienti (o rendersi conto) di una sensazione piacevole o dolorosa, di provare un'emozione o un sentimento, ecc.
Dobbiamo a Franz Brentano l'introduzione del concetto di intenzionalità, che si riferisce a quella particolare caratteristica della coscienza di essere sempre rivolta a qualcosa. In tale prospettiva, la coscienza non può essere considerata un oggetto, quanto piuttosto una funzione, la più primitiva e immediata, attraverso la quale determinati oggetti o proprietà della realtà si rendono accessibili, con coinvolgimento più o meno profondo, a uno specifico soggetto. Nello stesso tempo, la coscienza presuppone necessariamente anche l'esistenza di un ente personificato che si ponga come soggetto di esperienza. Non è possibile una coscienza "disincarnata", una coscienza che non sia esperienza vissuta da parte di qualcuno, che si riduca cioè a una coscienza in "terza persona", senza soggetto, secondo la prospettiva dominante all'interno delle scienze cognitive (vedi cognitivismo).
Queste caratteristiche, che distinguono nettamente la coscienza da ogni altro fenomeno conosciuto, l'hanno resa per lungo tempo un oggetto d'indagine assai ostico per la scienza. Fino a una trentina di anni fa essa è stata fortemente svalutata, quando non addirittura ignorata dalla maggioranza degli scienziati e persino degli psicologi, finché lo sviluppo tumultuoso delle neuroscienze, offrendo ad essa una solida base fisiologica, non ha acceso l'interesse degli studiosi.
Forme e manifestazioni della coscienza
Si parla solitamente di coscienza in termini piuttosto generici, senza soffermarsi a sufficienza sui suoi diversi aspetti e manifestazioni, che dovrebbero invece rappresentare altrettanti punti di partenza per qualsiasi studioso animato da autentico interesse conoscitivo.
In primo luogo la coscienza può esprimersi a diversi livelli. C'è il livello delle esperienze sensoriali e percettive: esperienze vissute da un corpo non necessariamente consapevole del proprio esistere come ente distinto dal mondo esterno. E' questo un livello di coscienza che con tutta probabilità l'uomo condivide con molti animali, almeno quelli a lui più vicini nella scala evolutiva.
C'è poi il livello più elevato, che è quello della consapevolezza dei propri stati emotivi, dei propri pensieri: è la coscienza del vivere determinati contenuti mentali. E' l'essere che si percepisce vivente, che si distacca idealmente da se stesso, rappresentandosi come oggetto di osservazione (autocoscienza). Questa forma di coscienza è una prerogativa squisitamente umana, anche se non si può escludere che alcuni primati possano sperimentare qualche elementare forma di coscienza di sé.
Abbiamo anche un'altra distinzione, di fondamentale importanza, eppure inspiegabilmente ignorata dalla maggior parte degli autori: la coscienza può manifestarsi in forma passiva, oppure in forma attiva. Si può brevemente definire passiva quella componente della coscienza che rende disponibili al soggetto, immaginato in una condizione ricettiva, i diversi stimoli che forniscono informazioni sul mondo esterno (sensazioni e percezioni) o sul proprio stato interno (fame, sete, freddo, piacere, dolore, ecc.). La componente attiva è invece da porre in relazione con la volontà, ossia con la facoltà di scegliere e di decidere con un certo margine di autonomia, come pure di esercitare un relativo controllo su molte attività motorie. Ovviamente, la volontà può rivolgersi anche a molte delle nostre funzioni cognitive: possiamo infatti focalizzare l'attenzione su suoni o altri stimoli sensoriali, selezionandoli eventualmente tra altri presenti nell'ambiente, o richiamare volontariamente alla nostra memoria determinati ricordi, o anche concentrarci sulla soluzione di un particolare problema, escludendo dal nostro campo cosciente tutti gli altri fattori.
In ogni caso, la volontà è sempre cosciente e fa si che il soggetto si ponga nella condizione di essere causa della propria attività. Vediamo così che la coscienza viene a porsi come fondamento della libertà dell'uomo, ossia di ciò che viene comunemente chiamato libero arbitrio: alla coscienza va quindi riconosciuto un qualche tipo di efficacia nel mondo fisico, nel senso che bisogna presupporre, almeno in linea di principio, che un organismo dotato di coscienza si muova nell'ambiente in maniera più efficace rispetto a un organismo che invece ne è privo.
Le contraddizioni della coscienza
L'esistenza della coscienza pone seri problemi alla riflessione filosofica e, in maniera assai più marcata, all'indagine scientifica. Detti problemi corrispondono sostanzialmente alla millenaria questione del rapporto mente-corpo, che ha due aspetti fondamentali, riconducibili alle citate componenti, passiva e attiva, della coscienza:
a) Come è possibile che fenomeni fisici che si svolgono impersonalmete all'interno dei neuroni cerebrali diano origine alle esperienze coscienti, vissute con profondo coinvolgimento da una determinata soggettività?
b) Come è possibile che la volontà sia un prodotto dei processi nervosi, vincolati a leggi universali e necessarie, e nello stesso tempo goda di una relativa autonomia, tanto da permettere azioni e scelte libere?
Da un punto di vista più strettamente scientifico, le problematiche del rapporto mente-corpo possono essere sintetizzate nella necessità, da una parte, di conciliare la soggettività delle nostre esperienze coscienti con l'oggettività prescritta dal metodo d'indagine scientifica, e dall'altra, di sanare la contraddizione insuperabile esistente tra l'autonomia della volontà e il determinismo delle leggi fisiche.
Render conto della coscienza
L'indagine sulla coscienza, sia in ambito filosofico che in quello neuroscientifico, ha dato origine a una costellazione estremamente ampia e variegata di proposte esplicative. Darne un resoconto solo riassuntivo richiederebbe alcune centinaia di pagine e non renderebbe giustizia della complessità delle diverse posizioni. Ci limitiamo quindi a prendere in considerazione i due principali filoni all'interno dei quali possiamo ricondurre le attuali concezioni. Infatti, una volta riconosciuta definitivamente l'inaccettabilità delle soluzioni dualiste (cfr. Cartesio e suo rappresentante moderno, Eccles), gli studiosi possono essere grossolanamente suddivisi tra coloro che cercano di ricondurre interamente la coscienza ai fenomeni fisici del cervello (riduzionisti) e coloro che ritengono tale prospettiva inadeguata (non-riduzionisti):
a) Il riduzionismo, ovvero la coscienza come mera espressione dell'attività cerebrale.
Secondo i riduzionisti, che si possono distinguere, a loro volta, in un ampio ventaglio di posizioni tra loro differenziate, la coscienza è un semplice prodotto dell'elaborazione del cervello. Per alcuni essa non sarebbe altro che la stessa attività di elaborazione osservata da un livello più elevato (teoria dell'identità: Armstrong, Place, Smart); per altri la coscienza, come tutte le proprietà della mente, sarebbe il risultato di un gran numero di operazioni effettuate sulle base di algoritmi, in maniera fondamentalmente analoga a quanto avviene nei comuni computer (Alan Turing, Marvin Minsky, Daniel Dennett, Douglas Hofstadter, Philip Johnson-Laird), oppure su principi alquanto diversi, come quelli relativi alle reti neurali (Paul Churchland).
Alcuni riduzionisti si spingono fino all'estremo di negare addirittura che esista qualcosa come la coscienza (Richard Rorty, Stephen Stich, George Rey).
Tra i neuroscienziati, posizioni chiaramente riduzionistiche sono quelle di Francis Crick, Roger Sperry, Vilayanur Ramachandran. Posizioni più sfumate, che sembrano porre maggiori attenzioni alle manifestazioni coscienti, senza tuttavia schierarsi sul versante antiriduzionista, sono quelle di Antonio Damasio e di Gerald Edelman.
Si può dire che tutte le posizioni riduzioniste trovino la loro principale giustificazione nell'esigenza di rimanere coerenti con i principali requisiti del metodo scientifico. Ciò porta inevitabilmente a una svalutazione dell'esperienza soggettiva o comunque a non riconoscere ad essa alcun contributo autonomo rispetto ai sottostanti processi nervosi nella gestione del comportamento.
b) Il non-riduzionismo, ovvero il riconoscimento della centralità dell'esperienza cosciente.
Se i riduzionisti tendono a sfrondare la coscienza dagli attributi che appaiono incompatibili con il modello scientifico consolidato, gli anti-riduzionisti cercano invece di sottolineare la peculiarità delle manifestazioni della coscienza e quindi la loro sostanziale irriducibilità al mondo degli ordinari fenomeni fisici. Anche qui le posizioni si presentano assai differenziate. Si va da coloro che si limitano a fare osservazioni circa la radicale distanza esistente tra l'esperienza soggettiva e gli altri eventi del mondo materiale (Franck Jackson, Thomas Nagel), a coloro che invece elaborano dei modelli esplicativi più o meno definiti (John Searle, Donald Davidson, David Chalmers), fino a giungere a chi, partendo dal riconoscimento dell'irriducibilità della coscienza, arriva a concludere che questa non potrà mai essere spiegata, a causa dei limiti intrinseci delle capacità cognitive umane (Colin McGinn).
I problemi posti dalla coscienza, nonostante il grande impegno ad essa dedicato da filosofi e scienziati, nonostante le numerosissime scoperte effettuate in campo clinico e sperimentale, è ben lungi dall'essere risolto. Non appare troppo azzardato ipotizzare che il maggiore ostacolo alla comprensione della coscienza, viste le caratteristiche assolutamente peculiari di questo fenomeno, non sia tanto costituito dalla incredibile complessità dell'organizzazione cerebrale, come tende a credere la maggioranza degli studiosi, quanto piuttosto dal fatto di voler raggiungere tale comprensione all'interno di un modello sorto e sviluppatosi studiando i fenomeni naturalistici. Un modello che potrebbe essere largamente inadeguato per render conto dei fenomeni mentali, e in special modo della coscienza.
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Scheda di Astro Calisi - e-mail: astrocalisi@gmail.com]
BRANI ANTOLOGICI
ARTICOLI (per l'approfondimento)
- Astro Calisi, "La nascita della coscienza"
- Astro Calisi, "Coscienza e autocoscienza"
- Astro Calisi, "La nuova sfida di Prometeo: accendere la fiamma della coscienza in un computer"
- Astro Calisi, "La coscienza e la complessità. Osservazioni critiche su "Giulio Tononi, Galileo e il fotodiodo"
- Astro Calisi, "La funzione della coscienza e il libero arbitrio in una prospettiva scientifica"
- Astro Calisi, "Antonio Damasio e la funzione della coscienza"
- Astro Calisi, "Daniel Dennett e la coscienza come automonitoraggio"
- Astro Calisi, "La prospettiva dell'azione consapevole di Ellen Langer"
- Astro Calisi, "Gli 'zombi' di David Chalmers"
- Astro Calisi, "David Chalmers e la 'mistica' dell'informazione"
- Astro Calisi, "Tra fisicalismo e soggettivismo: brevi considerazioni sulla 'teoria della mente' di John Searle"
- Astro Calisi, "La coscienza e il principio di oggettività galileiano"
- Astro Calisi, "Alle origini dell'esperienza cosciente. Considerazioni critiche su una proposta 'esternista'"
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Nicholas Humphrey, Rosso. Uno studio sulla coscienza, Codice Edizioni, Torino, 2008
In quest'opera, l'autore delinea una nuova teoria della coscienza, per la quale le sensazioni non sono cose che ci accadono, bensì cose che facciamo. La loro origine va ricercata nella memoria ereditata delle espressioni di piacere e di dolore dei nostri antenati.
Riccardo Manzotti - Vincenzo Tagliasco, Esperienza, Codice Edizioni, Torino, 2008
Piero Perconti, L'autocoscienza. Che cos'è, come funziona, a cosa serve, Laterza, Roma-Bari, 2008
M. Perrini, Filosofia e coscienza. Socrate, Seneca, Agostino, Erasmo, Thomas More, Bergson, Morcelliana, Brescia, 2008
Scott Alwin, Scale verso la mente. Nuove idee sulla coscienza, Bollati Boringhieri, Torino, 2008
D. R. Hofstadter, Anelli dell'io. Cosa c'è al cuore della coscienza?, Mondadori, Milano, 2008
Susan Blackmore, Coscienza, Codice Edizioni, Torino, 2007
C. Koch, Alla ricerca della coscienza. Una prospettiva neurobiologica, UTET, Torino, 2007
G. Petracchi, Il dilemma della coscienza. Una questione filosofica o scientifica?, Atheneum, Firenze, 2007
M. Cappuccio (a cura di), Neurofenomenologia. La scienza della mente e la sfida dell'esperienza cosciente, Bruno Mondadori, Milano, 2006
Con saggi di Cappuccio, Varela, Leoni, Biuso, Depraz, Bertossa/Ferrari, Gallese, Boella, Ferraris, Maldonato, Jervolino.
Marco Margnelli, Gli stati modificati di coscienza. Neurofisiologia dell'"insolito", Di Renzo Editore, Roma, 2006
F. Bertossa - R. Ferrari, Lo sguardo senza occhio. Esperimenti mentali sulla mente cosciente tra scienza e meditazione, Alboversorio, Milano, 2005
Giulio Tononi, Galileo e il fotodiodo. Cervello, complessità e coscienza, Laterza, Bari, 2003
Roberta Lanfredini (a cura di), Mente e corpo. La soggettività fra scienza e filosofia, Guerini e Associati, Milano, 2003
Danah Zohar - Ian Marshall, La coscienza intelligente, Sperling & Kupfer, Milano, 2001
L. Weiskrantz, Coscienza perduta e ritrovata. Un approccio neuropsicologico, McGraw-Hill, Milano, 2001
Michele Di Francesco, La coscienza, Laterza, Bari, 2000
Stefano Benzoni - Massimo Coppola, Nove domande sulla coscienza, McGraw-Hill, Milano, 2000
Interviste a Bernard Baars, Ned Block, Edoardo Boncinelli, David Chalmers, Alfredo Civita, Daniel Dennett, Alvin Goldman, Christof Koch, William Lycan, Michael Metzinger, David Papineau, Roger Penrose, David Rosenthal, John Searle, Sydney Shoemaker, J. C. C. Smart.
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David Chalmers, La mente cosciente [1996], McGraw Hill, Milano, 1999
Francis Crick, La scienza e l'anima [1994], Rizzoli, Milano, 1994
I. Rosenfield, Lo strano, il familiare, il dimenticato [1993], Rizzoli, Milano, 1993
John Searle, La riscoperta della mente [1992], Bollati Boringhieri, Torino, 1994
Daniel Dennett, Coscienza. Che cos'è? [1991], Rizzoli, Milano, 1993
Giacomo Gava, Scienza e filosofia della coscienza, Franco Angeli, Milano, 1991
Partendo dalla considerazione circa l'ambiguità e l'inaffidabilità del termine "coscienza", l'autore ne propone l'abolizione all'interno della cosiddetta "teoria dell'identità".
Gerald Edelman, Il presente ricordato. Una teoria biologica della coscienza [1989], Rizzoli, Milano, 1991
R. Jackendoff, Coscienza e mente computazionale [1987], Il Mulino, Bologna, 1990
Richard Rorty, La filosofia e lo specchio della natura [1980], Bompiani, Milano, 1986
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