MAX WEBER

VITA
Max Weber (Erfurt, 1864 - Monaco, 1920) nacque da una famiglia in cui erano molto vivi gli interessi politici e culturali, tramite il padre, deputato, Max Weber ebbe occasione di entrare ben presto in contatto con storici, filosofi e giuristi eminenti dell'epoca. Dopo aver studiato giurisprudenza, storia ed economia nelle università di Heidelberg e di Berlino, si laureò a Gottinga nel 1889 con una tesi in storia economica su La storia delle società commerciali nel Medioevo.
Conseguita la libera docenza nel 1892 con uno studio su La storia romana nel suo significato per il diritto pubblico e privato, nel 1894 ottenne la cattedra di economia politica nell'università di Friburgo, passando poi all'università di Heidelberg nel 1896. La sua attività scientifica e accademica fu però interrotta nel 1897 da un grave esaurimento nervoso, dovuto principalmente alla morte del padre; soltanto nel 1903 poté riprendere gli studi. A tale periodo, nel quale Weber compì pure un importante viaggio in America, risalgono gli studi, divenuti poi molto noti, in cui Weber dava un esempio concreto della sua tesi della possibilità e necessità di diversi modi di approccio all'indagine dei fenomeni storici e sociali, spiegando con determinati contenuti di fede religiosa il sorgere di una certa "mentalità economica".
Durante la prima guerra mondiale, Weber seguì con crescente preoccupazione il crollo morale e culturale della Germania. Nel dramma della sua nazione egli scorgeva un'ennesima conferma di quanto già da alcuni decenni andava sostenendo, e cioè la necessità di risolvere adeguatamente il problema della selezione degli uomini di governo conciliandolo con l'esigenza democratica. In questa linea collaborò alla riorganizzazione dello Stato tedesco dopo il crollo dell'Impero, partecipando alla redazione della costituzione della Repubblica di Weimar.


PENSIERO
Centrale nel pensiero di Weber è l'esigenza di una approfondita riflessione sui metodi che dovrebbero consentire non soltanto alla sociologia, ma a tutte le scienze storico-culturali di rivendicare un autentico carattere scientifico. Egli si oppone tanto all'oggettivismo positivistico, con la sua illusoria pretesa di possedere carattere scientifico in quanto fondato sull'analisi di fatti materiali, quanto alle tendenze intuizionistiche di uno storicismo teso a cogliere l'individuale nella sua irripetibilità e peculiarità. Si tratta invece di elaborare robuste strutture logiche che consentano alle scienze storiche e sociali di raggiungere risultati validi e verificabili. A tale scopo è però anzitutto necessario chiarire che queste scienze sono avalutative, non possono decidere nulla circa i "valori", vale a dire circa le ragioni delle nostre scelte politiche, morali e religiose. Una scienza empirica non può mai insegnare a nessuno ciò che egli deve fare, ma può insegnargli soltanto ciò che egli può fare, in base ai mezzi a sua disposizione e alle condizioni storiche in atto. Politica e scienza risultano perciò distinte, non perché le scienze non abbiano presupposti politici, morali e religiosi, ma perché le scienze non possono fondare e determinare tali scelte. A queste spetta invece il compito di mostrarne la razionalità intrinseca o meno, nel senso di chiarire se i mezzi scelti per un certo scopo sono ad esso coerenti o meno. La razionalità non è mai un principio assoluto o estrinseco alla situazione storica o sociale, ma è il metodo per comprenderla e operare in essa in modo coerente.
La sociologia, poi, si distingue dalle scienze storiche, nell'adempiere a questo compito, in quanto considera non tanto il carattere specifico dei singoli fenomeni storici e sociali, quanto le "uniformità di atteggiamento" umano che vi si realizzano. Anche gli atteggiamenti umani mostrano, infatti, "connessioni e regolarità", come ogni altro divenire, e oggetto della sociologia sono proprio quegli atteggiamenti umani che si riferiscono all'agire altrui e devono essere spiegati in base a tale riferimento. Per Weber dunque, a differenza del positivismo, non ci sono "fatti sociali" originari, qualificabili in sé come tali e anteriori all'azione e intenzione concreta dei singoli uomini, ma soltanto forme di "agire sociale", risultanti dall'atteggiamento di uno o più individui in rapporto all'agire di altri individui.
L'esigenza di una consapevolezza razionale dei metodi e dei limiti delle scienze storiche e sociali non vuole essere un'affermazione astratta o generica, ma corrisponde pienamente alla situazione dell'uomo contemporaneo.
Con l'età moderna e con l'etica calvinistica, che ha affermato il primato della coscienza su ogni altro criterio, è infatti cominciato in Europa un processo di razionalizzazione che ha portato al "disincanto" del mondo, vale a dire alla caduta di tutte le premesse teologiche o metafisiche sulle quali in altri tempi si fondavano i giudizi universali di valore. L'uomo non nutre più alcuna illusione sulla " realtà" dei suoi ideali e tanto meno l'illusione positivistica che tali ideali possano essere fondati oggettivamente sui fatti storici o sociali e sul loro sviluppo. Il fatto, il dato, invece, è una sorta di realtà inesauribile di fronte alla quale la scienza storica e sociale è capace di orientarci solo nella misura in cui compie delle scelte, seleziona certi aspetti costruendo, sulla base di essi, dei tipi ideali che non possono essere giudicati in base a criteri assoluti, ma esclusivamente in base alla loro efficacia nel consentirci di connettere razionalmente i processi storici e sociali. I "tipi ideali", vale a dire i concetti generali di certe realtà storiche e sociali (cristianesimo, capitalismo, ecc.) oppure di certe specie di realtà storiche e sociali (Stato, Chiesa, setta, ecc.) non sono affatto rappresentazioni del reale, ma accentuazioni di certi suoi aspetti operate al fine di comprenderlo. In questo senso anzi i "tipi ideali" hanno un carattere dichiaratamente e necessariamente utopico, poiché indicano dei modelli razionali, dei concetti-limite a cui si deve commisurare e comparare la realtà per poterla comprendere. In tal modo però la inevitabile soggettività dei presupposti delle scienze è riscattata dalla logicità e coerenza degli strumenti concettuali con cui viene analizzato il dato di per sé inesauribile nella sua molteplicità.
Weber sottolinea la tendenza dei processi di razionalizzazione della vita a trasformarsi da mezzi in fini assoluti, rivoltandosi quindi contro l'uomo e trasformandosi perciò in irrazionalità. La razionalizzazione del mondo si profila sempre più come un processo che chiude l'uomo in una sorta di "gabbia d'acciaio" creata da lui medesimo: dal guadagno, il quale, divenendo capitale, si trasforma in fine autonomo dotato di proprie leggi.
Alla responsabilità della persona davanti a se stessa si sostituisce quella del funzionario di fronte all'istituzione e si fa sempre più acuta la crisi dovuta al contrasto tra i criteri a cui l'uomo obbedisce come specialista, come professionista, e quelli a cui obbedisce o vorrebbe obbedire come uomo.
A queste contraddizioni e crisi, provocate dalla razionalizzazione del mondo tipica della civiltà europea moderna, non è possibile sfuggire ripiegando su una concezione della libertà come pura intenzione o, al contrario, ritenendo possibile la loro eliminazione mediante uno sviluppo storico-dialettico; si tratta invece di comprendere che la razionalità non è affatto l'opposto della libertà né questa è una scelta irrazionale, poiché nessuno è mai così libero come colui che muove da un'esatta e consapevole conoscenza del rapporto tra fini e mezzi. Compito dell'uomo non è sperare in un impossibile arresto o inversione del processo di razionalizzazione, ma prenderne coscienza, al fine muoversi al suo interno con la maggiore consapevolezza possibile dei motivi ultimi del proprio agire.

Nelle opere successive all'Etica protestante, ad esempio nella sua Storia generale dell'economia, Weber si spinge ancora avanti nell'analizzare le condizioni necessarie al buon funzionamento del capitalismo. Oltre alla morale, indica quali fattori essenziali lo Stato di diritto, cioè un sistema di leggi certe e affidabili, una burocrazia statale efficiente per applicarla.

Brani antologici
Critiche a Weber

OPERE

-- Storia delle società commerciali nel medioevo (1889)

-- La storia agraria romana nel suo significato per il diritto pubblico e privato, [1891]

-- Le relazioni dei lavoratori della terra nella Germania orientale [1892]

-- L'"oggettività" conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1904)

-- L'etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905)
Weber analizza analizza il rapporto determinatosi nel corso del secolo XVI tra capitalismo nascente e calvinismo, giungendo alla conclusione che alla radice dello "spirito capitalistico" si trova l'attegiamento calvinista che concepisce il lavoro come vocazione e interpreta il profitto come segno del favore divino.

-- Roscher e Knies e il problema dell'economia politica-storica [1903-1906]

-- Studi critici sulla logica delle scienze della cultura (1906)

-- Le sette protestanti e lo spirito del capitalismo (1906)

-- I rapporti agrari nell'antichità [1909]

-- Su alcune categorie della sociologia comprendente [1913]

-- L'etica economica delle religioni mondiali [1916]

-- Il senso della avalutativita delle scienze sociologiche ed economiche (1916-17)

-- Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania [1918]

-- II lavoro intellettuale come professione (1919)

-- La scienza come vocazione [1919]

-- Il metodo delle scienze storico-sociali [1922], Mondadori, Milano, 1974

-- Economia e società [1922 e 1956], Ed. di Comunità, Milano, 1968

-- Sociologia della religione: induismo e buddismo, Newton Compton, Roma, 1975


Daniele Triggiani, Introduzione a Max Weber, Meltemi, Roma, 2008

Stephen Kalberg, Leggere Max Weber, Il Mulino, Bologna, 2008

Marianne Weber, Max Weber. Una biografia, Bologna, Il Mulino, 1995
Contiene, raccolte dalla moglie di Weber, Marianne, le lettere scritte dal sociologo tedesco.

Karl Löwith, Marx, Weber, Schmitt, Laterza, Bari, 1994

H. Treiber (a cura di), Per leggere Max Weber, Padova, CEDAM, 1993

Paolo Volonté, Razionalità e responsabilità. La fondazione etica dell'epistemologia delle scienze sociali in Max Weber, Rubbettino, 2001

Franco Bianco, Le basi teoriche dell'opera di Max Weber, Laterza, Roma-Bari, 1997

Mario A. Toscano, Trittico sulla guerra. Durkheim. Weber. Pareto, Laterza, Bari, 1996

Wilhelm Hennis, Il problema di Max Weber, Laterza, Roma-Bari, 1991

D. Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, Il Mulino, 1989

Rogers Brubaker, I limiti della razionalità. Un saggio sul pensiero sociale e morale di Max Weber, Armando, Roma, 1989

Frank Parkin, Max Weber, Il Mulino, Bologna, 1984

R. Benedix, Max Weber. Un ritratto intellettuale, Bologna, Zanichelli, 1984

Anthony Giddens, Capitalismo e teoria sociale. Marx, Durkheim e Max Weber, Il Saggiatore, Milano, 1984

Manlio Corselli, Sinn e Kultur: studi sul pensiero di Rickert e Weber, Enchiridion, Palermo, 1984

P. Rossi, Max Weber. Razionalità e razionalizzazione, Milano, Il Saggiatore, 1982

P. Rossi (a cura di), Max Weber e l'analisi del mondo moderno, Torino, Einaudi, 1981

A. Petterlini, La notte della ragione. Razionalità formale e valore in Max Weber, Venezia, 1979

F. Rovaglioli, Da Nietzsche a Weber. Studio sulla morale, Roma, 1977

Remo Bodei - F. Carrano, Hegel e Weber. Egemonia e legittimazione, Bari, 1977

O. Stammler (a cura di), Max Weber e la sociologia oggi, Milano, 1972
Comprende saggi di Adorno, Aron, Marcuse, Parsons, Rossi, Stammler, Topish.

M. De Feo, Introduzione a Weber, Laterza, Bari, 1970

Julien Freund, Sociologia di Max Weber [1966], Il Saggiatore, Milano, 1968

Luciano Cavalli, Max Weber: religione e società, Il Mulino, Bologna, 1968

Franco Ferrarotti, Max Weber e il destino della ragione, Laterza, Bari, 1965


Siti per approfondimenti:

Weber/EMSF
Pagina dela EMSF dedicata a Max Weber.

Weber/Biblio-net
Vita e pensiero di Max Weber.

Weber/SWIF
Scheda di Francesco Giacomantonio su Weber.

Weber/LaFrusta
Pagina dedicata a Max Weber.

Weber/Reyner
Biografia e sintesi del pensiero di Max Weber.

DonatoRomano/Weber
Appunti sul pensiero di Max Weber.

Weber/IISAlessandrini
Scheda su Weber elaborata dagli studenti dell'IIS Alessandrini di Abbiategrasso.

Weber/Uniba
Recensione di Paolo Volontéo, Razionalità e responsabilità. La fondazione etica dell'epistemologia delle scienze sociali in Max Weber.

Weber/Mondodomani
Articolo on line: Gianluca Miligi, "Weber e il mondo della scienza".

Weber/Unito
Articolo on line: Paolo Volonté, "La fondazione etica dell'epistemologia in Max Weber".