EMANUELE SEVERINO

VITA
Nato a Brescia nel 1929, Emanuele Severino ha studiato dai gesuiti di questa città e si è poi formato alla scuola di Gustavo Bontadini, uno dei maggiori esponenti della neoscolastica italiana, a Pavia e a Milano.
Dopo essersi inizialmente occupato di musica ed aver poi riflettuto su di essa, pervenendo, come "assetato" di irrazionale, ad un'antifilosofia (cfr. La coscienza, Brescia 1948), il filosofo bresciano ha scritto, tra l'altro, dei saggi sul problematicismo italiano e sul pensiero di Martin Heidegger (Heidegger e la metafisica, 1950, è la sua tesi di laurea). Nel 1958 è uscita la sua prima opera maggiore, La struttura originaria, a cui hanno fatto seguito gli Studi di filosofia della prassi (1962) ed Essenza del nichilismo (1972). È in quest'ultima opera che Severino, riflettendo sulla soluzione data al problema del divenire soprattutto dai filosofi greci, delinea il nichilismo dell'Occidente, da cui nessun aspetto della cultura occidentale è esente. Per questa sua tesi, nel 1970, Severino è stato condannato dalla S. Congregazione per la Dottrina della Fede e, lasciando l'Università Cattolica di Milano, si è trasferito a Venezia.
Nel 1980 è apparso Destino della necessità, lo scritto che, evidenziando i tratti nichilistici e risolvendo dei problemi rimasti aperti nelle precedenti opere, segna una svolta nel pensiero di Severino.
Oltre a vari libri più divulgativi, nel 2001 è poi apparsa la "risoluzione di Destino della necessità", intitolata La Gloria e nel 2007 il volume Oltrepassare.
Attualmente Severino insegna all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

[Scheda biografica di Donato Sperduto - e-mail: sperd-to@gmx.ch]


Per Severino, l'essenza della civiltà occidentale è il nichilismo. Con quest'affermazione egli non intende però ripetere le accuse mosse da F. Nietzsche e da M. Heidegger alla civiltà occidentale, perchè nemmeno questi due teorici del nichilismo occidentale sono immuni dall'essenza del nichilismo. Sia Nietzsche, per il quale il nichilismo deve essere inteso come il venir meno dei valori supremi, sia Heidegger, per il quale il nichilismo è l'occuparsi soltanto dell'essente dimenticando l'essere, non hanno oltrepassato l'essenza del nichilismo, dal momento che, come ogni abitatore dell'Occidente, credono nel divenire delle cose.
In effetti Severino sostiene che, per l'intera cultura occidentale, questo è il senso della cosa: una cosa è ciò che ora è e che però prima (molto o poco prima) non era, e poi (molto o poco dopo) non sarà più. Ma è proprio in questa persuasione o fede che si annida l'essenza del nichilismo. Credere che una qualsiasi cosa ('ciò che è', l'ente) diviene (nasce, muore, si trasforma), significa credere che l'ente è nel tempo, cioè che si dà un tempo in cui l'ente non è, è niente. Infatti, l'essenza del tempo, che è la dimensione in cui le cose escono dal nulla e vi ritornano, è la separazione dell'ente dall'essere e, separato dall'essere, l'ente è niente. Ora, identificare l'ente al niente vuol dire nientificare l'ente e in questo - ossia nell'identificazione di positivo e di negativo - consiste il nichilismo. Ne deriva che per Severino l'essenza della civiltà occidentale è il nichilismo, perché questa civiltà ha fede nel divenire, nella temporalità dell'ente e, in questo modo, non si tiene ferma all'estrema contrapposizione dell'ente e del niente.
Non tenendosi fermo all'estrema contrapposizione dell'ente e del niente, il pensiero occidentale ha smarrito il senso dell'essere, l'ha alterato e dimenticato, e così è caduto nell'estrema contraddizione, ha ammesso l'assurdo: che il non-niente (l'ente) è niente.
Questo è avvenuto perché quell'opposizione non è stata fatta valere necessariamente, assolutamente, ma è stata limitata temporalmente. Anche Aristotele non tradisce l'essenza dell'Occidente e, in un passo del De Interpretatione lo Stagirita afferma: "Che ciò che è sia, quando è, e che ciò che non è non sia, quando non è, risulta certo necessario; non è però necessario che tutto ciò che è sia, né che tutto ciò che non è non sia. In effetti, l'essere per necessità di tutto ciò che è, quando è, non equivale all'essere per necessità, assolutamente, di tutto ciò che è. Similmente si dica per ciò che non è".
Non è un caso che Severino, per avvalorare la sua tesi del nichilismo dell'Occidente si rifaccia ad un filosofo greco. Infatti, una volta escluso che il senso della cosa sia metastorico, ossia che non "sia apparso ad un certo momento" della storia umana, egli afferma che il senso (nichilistico) della cosa è stato portato alla luce dalla metafisica greca. Il nichilismo, che è il sottosuolo essenziale del pensiero premetafisico, si fa esplicito coi Greci, che però "non si rendono conto di aver dato voce all'inaudito e credono di aver espresso l'eterna natura delle cose del mondo". I filosofi greci, dai presocratici a Platone e ad Aristotele, hanno sì tenuto fermo il principio che dal nulla non si genera nulla (ex nihilo nihil fit) e quindi affermato che le cose hanno origine da una sostanza primordiale (e da altri enti) e in essa si corrompono. Tuttavia, in questo modo non hanno affermato l'eternità di tutte le cose, bensì soltanto quella dell'ente privilegiato.
In realtà, basandosi sul principio di Parmenide "l'essere è e non può non essere", Severino arriva a sostenere l'eternità dell'essere: è immediatamente autocontraddittorio affermare che qualcosa non sia, che si dia un tempo in cui l'essere non sia (che l'essere non sia sé, ma il suo opposto); allora all'essere - e alle sue determinazioni - conviene immediatamente l'essere. Risiede nel significato stesso dell'essere, che l'essere abbia ad essere e dunque non si può non dare l'identità dell'essenza con sé medesima (o la sua differenza dalle altre essenze), ma l'identità dell'essenza con l'esistenza (o l'alterità dell'essenza dall'inesistenza). L'essere non è dunque indifferente a che sia o non sia e la negazione di proposizioni del tipo "L'essere (l'intero) non diviene" ("L'essere è immutabile") e "L'essere (l'intero) non si annulla, e non esce da una iniziale nullità" "è intrinsecamente contraddittoria". La verità dell'essere, la struttura originaria della verità è appunto l'essere (l'eternità) dell'essere ed è l'apparire dell'autonegazione della negazione della verità. Autonegandosi, la negazione lascia stare ciò che nega. Se si tiene presente che il verbo latino destino, costruito sulla radice sta, esprime il senso fondamentale dello "stare", in questo senso si può parlare di "destino della verità", per indicare che ciò che la verità dice non può essere rimosso, smentito, e che ogni ente, persino il più insignificante, è già da sempre e per sempre sollevato nell'essere. Credendo nel divenire dell'essere e agendo conformemente a questa fede, gli abitatori dell'Occidente vivono nell'illusione, in una sorta di sogno. È noto che già per Parmenide è impossibile che le cose escano dal nulla e vi ritornino. Data questa impossibilità, fondandosi sulla sua negazione, la civiltà della tecnica crede di riuscire a produrre e distruggere le cose. Il loro dominio è cioè tale soltanto agli occhi della persuasione che l'oscillare delle cose tra essere e nulla esista. Ma, agli occhi della verità, il dominio (la potenza) scientifico-tecnologico appare come la forma estrema dell'illusione e dell'errare. La persuasione che le cose escano dal nulla e vi ritornino è reale, ma il contenuto di questa persuasione (la nientità delle cose) non esiste, è l'impossibile. La volontà di potenza è dunque la follia che vuole l'impossibile, e se il contenuto della follia non può esistere, essa esiste. Analogamente, se il circolo quadrato non esiste, può ben esistere il sogno in cui si crede che il circolo sia quadrato, cioè in cui si fa violenza alla natura del circolo e del quadrato. Nessuno (nemmeno Dio) riesce ad ottenere l'impossibile, a far divenire alcunché.
Ne deriva pertanto che la morte non esiste. Le cose non nascono e non muoiono, ma appaiono e scompaiono: il divenire delle cose è in verità il necessario apparire e scomparire dell'eterno. In questo modo, il principio essenziale del pensiero severiniano pare essere quello di "futilità". Ogni ente è se stesso, è eterno. Nessuna gerarchia ontologica è pertanto ammissibile. E nessuno (nessun eterno) può appropriarsi dell'eterno. Stando così le cose, Emanuele Severino non può che essere considerato un esponente del pensiero futile: si tratta di 'lasciar scorrere le cose' (etimologicamente, 'futile' significa 'che lascia scorrere'). Per il filosofo bresciano non si tratta di suggerire all'uomo una norma di vita. Centrale, quindi, pare essere la nozione di futilità. Essa costituisce vuoi il punto di partenza, vuoi il punto di arrivo del pensiero severiniano: tutto accade (entra ed esce dall'apparire trascendentale) con 'immobile necessità'.

[Scheda di Donato Sperduto - e-mail: sperd-to@gmx.ch]

-- Note sul problematicismo italiano, Brescia, 1950

-- Heidegger e la metafisica [1950]

- La struttura originaria [1958], Milano, 1981

-- Studi di filosofia della prassi [1962], Milano, 1984

-- Essenza del nichilismo, Milano, 1972

-- Gli abitatori del tempo, Roma , 1978

-- Legge e caso, Milano, [1979]

-- Techne. Le radici della violenza, Rizzoli, Milano, 1979

-- Destino della necessità, Milano, [1980]

-- A Cesare e a Dio, Milano, 1983

-- La strada, Milano, 1983

-- La filosofia antica, Milano, 1985

-- La filosofia moderna, Milano, 1985

-- Il parricidio mancato, Milano, 1985

-- La filosofia contemporanea, Milano, 1988

-- Il giogo, Milano, 1989

-- La filosofia futura, Milano, 1989

-- Alle origini della ragione: Eschilo, Milano, 1989

-- Antologia filosofica, Milano, 1989

-- Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Leopardi, Rizzoli, Milano, 1990

-- La guerra, Milano, 1992

-- Oltre il linguaggio, Milano, 1992

-- Tautotes, Adelphi, Milano, l995

Emanuele Severino - Piero Coda, La verità e il nulla. Il rischio della libertà, San Paolo Edizioni, 2000

-- La legna e la cenere. Discussioni sul significato dell'esistenza, Rizzoli, Milano, 2000

-- Il mio scontro con la chiesa, Rizzoli, Milano, 2001

-- Fondamento della contraddizione, Adelphi, Milano, 2004

-- Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa, Rizzoli, Milano, 2004

-- Dall'Islam a Prometeo, Rizzoli, Milano, 2003

-- Tecnica e architettura, Raffaello Cortina, Milano, 2003

-- Lezioni sulla politica. I greci e la tendenza fondamentale del nostro tempo, Marinotti, 2002

-- Oltre l'uomo e oltre Dio, Il Nuovo Melangolo, 2002

-- Fondamento della contraddizione, Adelphi, Milano, 2005

-- Nascere, e altri problemi della coscienza religiosa, Rizzoli, Milano, 2005

-- La natura dell'embrione, Rizzoli, Milano, 2005

-- Il muro di pietra. Sul tramonto della tradizione filosofica, Rizzoli, Milano, 2006

-- L'identità della follia. Lezioni veneziane, Rizzoli, Milano, 2007

-- Oltrepassare, Adelphi, Milano, 2007

-- Immortalità e destino, Rizzoli, Milano, 2008

-- L'etica del capitalismo, Albo Versorio, Milano 2008

-- L'identità del destino, Rizzoli, Milano, 2009

-- Discussioni intorno al senso della verità, Edizioni ETS, Pisa, 2009

-- Macigni e spirito di gravità, Rizzoli, Milano, 2010

-- L'intima mano, Adelphi, Milano, 2010

-- Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, Milano 2011

-- La morte e la terra, Adelphi, Milano 2011

-- Del bello, Mimesis, Milano 2011

-- Educare al pensiero, La Scuola, Brescia 2012




L. Messinese, Il paradiso della verità. Incontro con il pensiero di Emanuele Severino, Edizioni ETS, Pisa 2010

Marco Simionato, Nulla e negazione. L'aporia del nulla dopo Emanuele Severino, Plus, Pisa, 2012

Donato Sperduto, Il divenire dell'eterno. Su Emanuele Severino (e Dante), Aracne, Roma, 2012
Il libro analizza e discute gli aspetti centrali del pensiero di Emanuele Severino quali il nichilismo dell'Occidente, l'eternità dell'essere e l'apparire e lo scomparire dell'eterno. Inoltre prende in considerazione l'immortalità dell'anima in Dante e il rapporto tra ragione e fede.

Donato Sperduto, Maestri futili?, Aracne, Roma, 2009
Questo libro indaga sugli aspetti centrali del pensiero severiniano, che viene messo in relazione ad autori come Leopardi, D'Annunzio, Pavese e Carlo Levi.

A. Dal Sasso, Dal divenire all'oltrepassare. La differenza ontologica nel pensiero di Emanuele Severino, Aracne, Roma 2009

M. De Paoli, Furor Logicus. L'eternità nel pensiero di Emanuele Severino, Franco Angeli Editore, Milano 2009

A. Petterlini - G. Brianese - G. Goggi, Le parole dell'Essere. Per Emanuele Severino, Mondadori, Milano, 2005
Raccolta di saggi di alcuni filosofi, allievi di Severino, che parlano dell'opera del loro maestro. Tra gli altri si possono trovare scritti di Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Virgilio Melchiorre e Salvatore Veca.

Luca Grecchi, Nel pensiero filosofico di Emanuele Severino, Petite Plaisance, Pisa, 2005

Andrea Antonelli, Verità, nichilismo, prassi. Saggio sul pensiero di Emanuele Severino, Armando, Roma, 2003

Italo Valent (a cura di), Cura e salvezza. Saggi dedicati a Emanuele Severino, Moretti & Vitali, Bergamo, 2000

Donato Sperduto: Vedere senza vedere ovvero Il crepuscolo della morte, Schena editore, Fasano (Brindisi), 2007
Opera teatrale che presenta ed interpreta i temi centrali del pensiero severiniano mettendone in evidenza le conseguenze estreme.

Elmar Solmann, Contro Severino: incanto e incubo nel credere, Piemme, Casale Monferrato, 1996

Carlo siciliani, Atto, destino e storia: studi su Emanuele Severino, Unipress, Padova, 1988

Leonardo Messinese, Essere e divenire nel pensiero di E. Severino. Nichilismo tecnologico e domanda metafisica, Città Nuova, Roma, 1985

Mauro Visentin, Tra struttura e problema: note intorno alla filosofia di Emanuele Severino, Marsilio, Venezia, 1982

Cornelio Fabro, L'alienazione dell'Occidente. Osservazioni sul pensiero di E. Severino, Quadrivium, Genova, 1981

Carlo Scilironi, Ontologia e storia nel pensiero di Emanuele Severino, Francisci, Abano Terme, 1980



Severino/Giornaledi filosofia
Scheda de Il Giornale di filosofia su Emanuele Severino

Severino/Filosofico.net
Vita e pensiero di Emanuele Severino.

Severino/Wikipedia
Scheda di Wikipedia sulla vita e il pensiero di Emanuele Severino.

Severino/Riflessioni.it
Scheda su Emanuele Severino.

Severino/EMSF
Spazio dedicato ad Emanuele Severino.

Severino/Formae-mentis
Breve scheda su Emanuele Severino.

Severino/giornaledifilosofia
Articolo on line: Andrea Antonelli, "Ontologia dell'incontradditorio. La struttura della verità nel pensiero di Emanuele Severino".