SENOFANE di COLOFONE

PENSIERO
Con Senòfane sembra che per la prima volta la sapienza individuale prende chiaramente coscienza della propria originalità e si distacca polemicamente dalla tradizione, per lo meno in alcuni suoi elementi.
Le notizie che dànno Senòfane in continua peregrinazione nel mondo greco (dopo Colofone, Zancle [Messina], Catania, Elea, Paro, Malta, Lipari) suggeriscono in effetti la presenza di un forte spirito critico maturato forse proprio dal confronto di diverse forme di pensiero e stili di vita.
La prima critica è verso la concezione dell'areté basata sulla forza e abilità fisica, concezione risalente ad Omero e celebrata nell'agonistica sacra. Colui che vince nelle gare atletiche ottiene gloria e ricchi premi, secondo Senòfane,

non essendone degno come lo sono io. Ché migliore della forza
di uomini o di cavalli è la nostra sapienza.
Invece ciò viene ritenuto inutilissimo, ma non è giusto
preferire la forza alla buona sapienza (agathé sophía).
Perché né se ci fosse nel popolo un buon pugile
né un buono nel pentatlon o nella lotta,
né nella velocità dei piedi, che è la più stimata
tra le dimostrazioni di forza che ci sono nelle gare di uomini,
certo non per questo la polis sarebbe di più nel buon governo (DK 21 B 2, 11-19).

Qui si precisa l'idea di una sapienza intellettuale, che possa essere realmente utile alla gestione di una polis non basata sulla sopraffazione ma sull'ordinata convivenza regolata da leggi (eunomía). Senòfane è cosciente della novità di questa «buona sapienza» orgogliosamente rivendicata, che non va attinta dal passato ma piuttosto richiede continua ricerca e miglioramento:

Gli dèi non mostrarono certo ai mortali tutto dal principio,
ma questi, cercando, col tempo trovano cose sempre migliori (DK 21 B 18)

Il più importante campo di applicazione di questa nuova sapienza sembra esercitarsi nel campo religioso. I frammenti conservati del poema di Senòfane contengono infatti il primo consapevole attacco all'antropomorfismo tipico della religione greca:

Ma se avessero mani i buoi e i cavalli o i leoni
o disegnassero con le zampe e facessero lavori come gli uomini,
i cavalli ai cavalli e i buoi ai buoi disegnerebbero
figure uguali degli dèi e ne farebbero i corpi
tali e quali, per la forma, ciascuno di essi stessi li ha (DK 21 B 15).

Bisogna quindi respingere l'attribuzione agli dèi da parte di Omero ed Esìodo - i grandi educatori della Grecia - di tutti i difetti e i vizi umani (DK 21 B 10-12). Ecco la proposta alternativa:

Un solo dio, il più grande tra gli dèi e gli uomini,
né per la figura simile ai mortali né per il pensiero.
Tutto intero vede, tutto intero pensa, tutto intero ascolta.
Ma senza fatica col senno dell'intelletto muove ogni cosa.
Sempre rimane nello stesso luogo, non movendosi per nulla,
né gli si addice di spostarsi ora in un posto ora in un altro (DK 21 B 23-26).

Non sembra trattarsi tanto di una forma di monoteismo, quanto della consapevole identificazione del divino con il principio della realtà, che proprio per essere principio non può ammettere un pluralismo indifferenziato: come testimonia Simplicio (6º sec. d.C.), «nel caso che ci fossero più dèi, è necessario che spetti a tutti in modo uguale il governare: ma [solo] il più forte e migliore tra tutti è dio» (DK 21 A 31).

[Per gentile concessione di Mondodomani.org
Copyright © 2001 Giovanni Salmeri]

Siti per approfondimenti

Senofane/IEP
Pagina de The Internet Encyclopedia of Philosophy dedicata a Senofane.

Senofane/SEP
Pagina della Stanford Encyclopedia of Philosophy dedicata a Senofane.

Senofane/Wikipedia
Pagina di Wikipedia dedicata a Senofane.

Senofane/Filosofico.net
Pagina di Filosofico.net dedicata a Senofane.

Senofane/Biblio-net
Pagina dedicata alla vita e al pensiero di Senofane.

Senofane/Moses
Pagina su Senofane.

Senofane/LiberLiber
Pagina dedicata a Senofane.