JOHN SEARLE
Brani antologici


L'irriducibilità della coscienza
La coscienza ha un'ontologia in prima persona o soggettiva e quindi non può essere ridotta a nessuna cosa che presenti un'ontologia in terza persona o oggettiva. Se cerchiamo di ridurre o eliminare un aspetto in favore dell'altro lasceremo da parte qualcosa. Ciò che intendo dire affermando che la coscienza ha un'ontologia in prima persona è che i cervelli biologici presentano una notevole capacità di produrre esperienze, e queste esperienze esistono soltanto quando vengono provate da agenti animali o umani. Non è possibile ridurre tali esperienze soggettive in prima persona a fenomeni in terza persona, per lo stesso motivo per cui non si possono ridurre i fenomeni in terza persona ad esperienze soggettive. Non è possibile nemmeno ridurre le scariche dei neuroni a sensazioni, né ridurre le sensazioni alle scariche dei neuroni, perché in ogni caso verrebbero tralasciate l'oggettività e la soggettività in questione.
[da Searle, Il mistero della coscienza, Cortina, Milano, 1998, pag. 176]


Coscienza e libero arbitrio
Nella misura il cui il problema del libero arbitrio verte sui fatti causali relativi a determinati stati di coscienza, noi dobbiamo spiegare il modo in cui la coscienza può funzionare causalmente agendo sul corpo. Come può uno stato di coscienza umano causare un movimento corporeo?
[da John Searle, Libertà e neurobiologia. Riflessioni sul libero arbitrio, il linguaggio e il potere politico, Mondadori, Milano, 2005, pagg. 17-18]


Fatti bruti e fatti istituzionali
Senza implicare che questi siano il solo genere di fatti che esistono nel mondo, abbiamo bisogno di distinguere tra fatti bruti, come quelli che il Sole dista 93 milioni di miglia dalla Terra, e fatti istituzionali, come quello che Clinton è presidente degli Stati Uniti. I fatti bruti esistono indipendentemente da ogni istituzione umana; i fatti istituzionali possono esistere solo all'interno di istituzioni umane. I fatti bruti richiedono l'istituzione del linguaggio affinché si possano stabilire i fatti, ma essi esistono del tutto indipendentemente dal linguaggio e da ogni altra istituzione. [...] I fatti istituzionali, dall'altra parte, richiedono istituzioni umane speciali per la loro stessa esistenza.
[da Searle, La costruzione della realtà sociale, Edizioni di Comunità, Milano, 1996, pag. 37]

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