MORITZ SCHLICK

VITA
Moritz Schlick (Berlino, 1882 - Vienna, 1936), dopo aver frequentato corsi di fisica a Losanna e Hidelberg, ritornò a Berlino per completare il suo dottorato sotto la supervisione di Max Planck.
Insegnò fisica presso l'Università di Kiel e, successivamente, filosofia delle scienze induttive a Vienna, succedendo a Ernst Mach.
Nel 1924, insieme ad alcuni scienziati e filosofi, tra i quali Herbert Feigl e Friedrich Weismann, diede vita a un gruppo stabile di discussione che divenne noto come Circolo di Vienna.
Schlick venne assassinato sulla scalinata dell'Università di Vienna da uno studente nazista.


PENSIERO
Schlick scrisse saggi pubblicati poi postumi nell'opera Natura e cultura. Egli teorizzò il «principio di verificabilità». Qualunque questione è risolubile se si possono ipotizzare le esperienze che si dovrebbero avere per darle una risposta; e tale risposta non può essere se non una «proposizione». Tale proposizione allora ha un senso se siamo in grado di indicare con precisione le circostanze specifiche che la renderebbero vera e insieme quelle che la renderebbero falsa. Laddove «circostanze» significano «fatti d'esperienza». Sicché, in definitiva, è l'esperienza che verifica la verità o falsità di una proposizione. Pertanto il criterio della risolubilità di una questione è, in fondo, la sua riducibilità all'esperienza possibile.
Da ciò deriva che i problemi metafisici non sono risolubili, perché le risposte sono proposizioni inverificabili con l'esperienza, e quindi prive di senso. E come i problemi metafisici anche quelli «etici».
Quanto alla scienza, poi, egli dice che essa è costituita di proposizioni. Tali proposizioni, però, non devono essere tautologiche ma «sintetiche». Quelle tautologiche si basano esclusivamente sul criterio di non contraddittorietà, mentre quelle sintetiche implicano il criterio di «verità materiale».

Se si potesse identificare verità ed assenza di contraddizione in quanto tale, ogni discussione in proposito sarebbe già finita. Da molto tempo si è generalmente riconosciuto che solo nelle proposizioni di carattere tautologico incontraddittorietà e verità sono espressioni equivalenti come avviene ad esempio nelle proposizioni della geometria pura. Ma nelle proposizioni di questo tipo si è intenzionalmente tagliato ogni rapporto con la realtà ed esse sono solo delle formule all'interno di un calcolo prestabilito.
Abbiamo qui a che fare proprio con ciò che in passato era chiamato verità formale e che veniva distinto dalla verità materiale.
Quest'ultima è la verità delle proposizioni sintetiche e cioè degli asserti intorno ai fatti, e se la si vuol caratterizzare mediante il concetto di assenza di contraddizione o di concordanza con altre proposizioni, si potrà far ciò solo a patto di porre certi asserti del tutto determinanti, con cui tutte quelle altre proposizioni debbono non trovarsi in contraddizione, e cioè solo a patto di porre proprio quegli asserti che esprimono «i fatti della osservazione immediata». Non vedo alcun inconveniente - e anzi lo ritengo del tutto opportuno - usare per questa compatibilità la vecchia e buona espressione «concordanza con la realtà».
[Sul fondamento della conoscenza]

Pertanto quelle proposizioni cosiddette «protocollari», cioè quelle che «in tutta semplicità, senza alcuna aggiunta o trasformazione o manipolazione, esprimono i fatti», hanno valore conoscitivo solo in quanto fondate su «proposizioni di osservazione empirica». E nell'uso che se ne fa, hanno esclusivamente valore ipotetico; cioè, per essere valide, debbono esser verificate dalle «costatazioni» d'esperienza personale, costatazioni «in atto».

[Per gentile concessione de Le Filosofie Contemporanee]
Università degli Studi "Federico II" di Napoli

OPERE

-- Saggezza di vita. Ricerca di una dottrina di felicità (1908)

-- L'essenza della verità nella logica moderna (1910)

-- Spazio e tempo nella fisica (1917)

-- Sul fondamento della conoscenza (1918)

-- Esperire, conoscere, metafisica (1926)

-- Discorsi di etica (1930)

-- Legge e probabilità (1935)

Pubblicati postumi

-- Filosofia della natura

-- Natura e cultura

-- Aforismi


Sergio Marini, Socrate nel Novecento: Vailati, Schlick, Wittgenstein, Vita e Pensiero, 1994


Schlick/Unipi
Problema del senso in Schlick.