MAX PLANCK

VITA
Max Planck (Kiel, 1858 - Gottinga, 1947), considerato il fondatore della meccanica quantistica, frequentò il Maximilian Gymnasium a Monaco, entrando poi all'Università della stessa città all'età di soli 16 anni per seguire il corso di fisica. Proseguì i suoi studi a Berlino, dove entrò in contatto con Herman von Helmoltz e Gustav Kirchhoff, conseguendo il dottorato con una tesi sul secondo principio della termodinamica.
Dal 1880 al 1885 insegnò all'Università di Monaco e successivamente all'Università di Kiel. Nel 1889 successe a Kirchhoff nella cattedra di fisica dell'Università di Berlino, dove rimase fino al 1927.
Per i suoi contributi rivoluzionari nel campo della fisica, nel 1918 gli venne assegnato il premio Nobel.
Nel 1930 venne eletto presidente dell'Istituto Kaiser Wilhelm per lo sviluppo della scienza, la principale associazione di scienziati tedeschi, che più tardi prese il nome di Istituto Max Planck. Per aver apertamente criticato il regime nazista, Planck fu però espulso dall'Istituto, per assumerne nuovamente la direzione al termine della seconda guerra mondiale.
Pur contrario al nazismo, che si sviluppò quando Planck era già avanti con gli anni, egli si rifiutò sempre di abbandonare il suo paese, convinto che la cultura tedesca dovesse essere difesa rimanendo in Germania.


PENSIERO
Le ricerche di Planck hanno come punto di partenza l'emissione e l'assorbimento della luce da parte dei corpi materiali, e in particolare del cosiddetto corpo nero, una superficie ideale capace di assorbire ogni tipo di radiazione incidente. Interpretando tali fenomeni secondo i principi dell'elettromagnetismo classico, si aveva come conseguenza teorica un aumento indefinito dell'intensità della radiazione all'aumentare della frequenza, cosa che nella realtà non si verifica.
Per superare questo problema, Planck avanzò l'ipotesi che l'energia raggiante potesse esistere soltanto sotto forma di quantità discrete, o "pacchetti", che chiamò quanti. Il contenuto di energia di ogni pacchetto nella teoria di Planck è direttamente proporzionale alla frequenza corrispondente, secondo la relazione:
E = hv

In cui:
E = energia del quanto di luce
v = frequenza
h = costante universale nota come costante di Planck

La portata rivoluzionaria della sua teoria, era tale che Planck preferì credere che essa non rappresentasse la realtà dei fenomeni, ma andasse considerata come un'ipotesi ad hoc per rendere conto di fenomeni altrimenti inspiegabili.
Ma dopo cinque anni dalla proposta, il quanto di luce venne riconosciuto da Einstein come entità fisica esistente indipendentemente dal meccanismo della sua emissione o dal suo assorbimento da parte degli atomi. Secondo Einstein, infatti, l'esistenza dei quanti era una condizione necessaria per spiegare l'effetto fotoelettrico: cioè l'emissione di elettroni da parte di superfici metalliche colpite da raggi ultravioletti. (1)

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NOTE
(1) George Gamow, Trent'anni che sconvolsero la fisica. La storia della fisica dei quanti, Zanichelli, Bologna, 1966, pag. 31.

Brani antologici

OPERE (tradotte in italiano)

-- Autobiografia, Einaudi, Torino, 1956

-- La teoria della radiazione termica, Franco Angeli, Milano, 1999

-- La conoscenza del mondo fisico, Bollati Boringhieri, Torino, 1993


Max Planck: l'inizio della nuova fisica. Convegno internazionale (Roma, 6 dicembre 2000), Accademia Naz. dei Lincei, 2001

Massimiliano Badino, L'epistemologia di Planck nel suo contesto storico, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000

John Heilbron, I dilemmi di Max Planck, portavoce della scienza tedesca, Bollati Boringhieri, Torino, 1988

C. Tarsitani, Il dilemma onda corpuscolo da Maxwell a Planck e Einstein, Loescher, Torino, 1983

Thomas Kuhn, Alle origini della fisica contemporanea. La teoria del corpo nero e la discontinuità quantica [1981], Il Mulino, Bologna, 1978


Siti per approfondimenti

Planck/Biografieonline
Biografia di Max Planck.