Alberto Magno assimila nella cultura cristiana il pensiero di Aristotele, dando il via a quel filone della scolastica medievale di ispirazione aristotelica che vedrà in San Tommaso il suo massimo esponente. Egli afferma l'autonomia delle scienze profane e della sperimentazione e la preminenza della teologia sulla filosofia, la quale può essere però conciliata alla prima in una sintesi superiore. Tutto deve tendere a Dio, bene supremo. Per ciò che concerne il problema degli universali, quella di Alberto Magno è una posizione di realismo moderato. Per lui, infatti, gli universali possiedono una loro realtà sia antecedentemente alle cose, sia nelle cose, sia come astrazione mentale dalle cose. L'anima individuale è immortale e l'intelletto agente ne è parte, rendendo possibile all'uomo la percezione riflessa delle idee che sono nella mente di Dio, il quale all'atto della creazione le ha infuse nella materia come forme delle cose. L'etica di Alberto Magno si caratterizza per un forte richiamo al libero arbitro e alla coscienza come giudice nell'applicazione dei princìpi astratti ai casi concreti. |