WILLIAM JAMES



VITA
Se ad avviare il movimento pragmatista fu Peirce, a promuoverne la diffusione sul piano internazionale fu William James, frequentatore come Peirce del 'Club metafisico' di Chauncey Wright.
James, nato a New York nel 1842, proveniva da una ricca e colta famiglia americana: il padre, Henry James, era esponente di rilievo della filosofia trascendentale e il fratello maggiore era invece famosissimo scrittore.
Dopo aver viaggiato a lungo in Europa, William James insegnò psicologia e filosofia ad Harvard.
Morì a Chocorua (New Hampshire) nel 1910.



I Princìpi di psicologia, sebbene non abbiano un oggetto specificamente filosofico, già contengono alcuni assunti che prefigurano la successiva teorizzazione del pragmatismo da parte di James. In essi la vita psichica dell'individuo viene descritta nei termini di un flusso di sensazioni (stream of feelings), che si succedono ininterrottamente, compenetrandosi le une con le altre: in questo modo James si contrappone alla scuola associazionistica, che presuppone una giustapposizione successiva e meccanica di sensazioni distinte e indipendenti. La mente umana non è comunque una realtà distinta rispetto al mondo naturale: piuttosto, l'una e l'altro sono i due aspetti diversi di un'unica realtà o, perlomeno, di un unico complesso di realtà integranti. Trova così una spiegazione la celebre teoria jamesiana dell' azione riflessa, in base alla quale ogni atto psichico non è che la risposta a uno stimolo proveniente dal mondo esterno, senza che si possa separare la prima dal secondo.
L'ambiente esterno influenza la vita psichica, la quale a sua volta, tramite l'azione maturata in risposta alla sollecitazione ricevuta, trasforma l'ambiente. Questa interazione non va però concepita in chiave deterministica, dal momento che la risposta dell'individuo all'ambiente contiene sempre una componente di spontaneità che è espressa da quello che James definisce il 'dipartimento della volontà', al quale sono sottoposti in funzione strumentale sia il 'dipartimento della sensibilità', preposto alla ricezione dello stimolo, sia il 'dipartimento del pensiero cogitativo', che interpreta le impressioni esterne in vista della risposta motoria.
Dopo aver letto Materia e memoria di Bergson, nell'ultima fase del suo pensiero, James riprenderà la concezione psicologica di una completa integrazione tra mondo psichico e mondo naturale, dandone una riformulazione filosofica sotto la denominazione di empirismo radicale.
Nei saggi postumi dedicati a questa prospettiva egli parla infatti di un'unica sostanza reale, che di per sé non è né spirituale né materiale: questa sostanza si rifrange in una miriade di elementi, anch'essi né pura coscienza soggettiva né puro oggetto di coscienza, i quali prendono il nome di esperienza pura. Il processo della conoscenza è dato esclusivamente dal fatto che i diversi elementi dell'esperienza pura si determinano secondo rapporti reciproci diversi, configurandosi ora come 'conoscente' ora come 'conosciuto'.
La teoria psicologica dell'azione riflessa aveva altri due aspetti filosoficamente importanti: l'esito pratico di ogni processo mentale e il suo orientamento verso il futuro. Questi due elementi fanno ritorno, filosoficamente rivalutati, anche nella concezione jamesiana del pragmatismo. Per James come per Peirce, il significato di un'idea o di una teoria è dato dalle sue conseguenze pratiche future. Ma, se per Peirce quest'affermazione implica solamente una teoria del significato, per James essa si trasforma in una teoria della verità. Le conseguenze di cui parla Peirce sono sempre conseguenze generali e oggettivabili, per cui il metodo pragmatistico viene pensato specialmente in vista della sua utilizzabilità in campo scientifico, rendendo possibile la distinzione tra le diverse teorie sulla base dei loro diversi effetti pratici. Per James, al contrario, le conseguenze in questione sono individuali, per cui la validità di un'idea o di una teoria è misurata dalla sua capacità di sortire l'effetto che l'individuo soggettivamente si attende, senza pretendere riscontri sul piano oggettivo. In altre parole, la verità di un'idea viene a coincidere con la sua efficacia pratica: questo Peirce lo negava in modo esplicito. Si spiega così perchè il pragmatismo di James assuma una coloritura differente da quello di Peirce e sia strettamente connesso con la sua teoria più famosa, quella della volontà di credere. In base a questa teoria James sostiene che vi sono casi in cui l'uomo non ha bisogno di aspettare una verifica empirica della sua credenza, ma può credere esclusivamente in base ad una disposizione emotiva o passionale. Perchè questo sia legittimo, però, bisogna che vi siano alcune condizioni. In primis, bisogna che la questione non sia immediatamente verificabile tramite l'esperienza scientifica o storica: non posso credere che un asino possa volare o che Lincoln non sia esistito. Inoltre, occorre che l'opzione, cioè la scelta di credere o di non credere, sia viva (cioè stimoli il mio interesse), importante (cioè non banale) e obbligata (cioè non rinviabile senza che ciò comporti una scelta negativa). E' questo il caso delle questioni etiche (si può promuovere un miglioramento morale del mondo?) o religiose (esiste Dio?). In questi casi non solo si ha il diritto di credere, ma la credenza può creare essa stessa la propria verifica. Un alpinista che, per superare un precipizio, deve compiere un salto al limite delle proprie capacità, avrà maggiori probabilità di riuscire nell'impresa se, credendo di avere energie sufficienti, le userà tutte nel salto: nello stesso modo il mondo può diventare davvero migliore se noi crediamo in questa possibilità e lavoriamo in questa direzione.
Il pragmatismo si configura dunque in James come filosofia dell'ottimismo e dell'intrapresa, come filosofia che risponde pienamente alle esigenze culturali e sociali degli USA che, smarriti gli ideali del pionerismo e della frontiera ed accingendosi a diventare la prima potenza mondiale, aveva un grande bisogno di nuovi contenuti spirituali e di nuove sollecitazioni ideali. A questa esigenza americana risponde anche l'etica di James, che vuol essere allo stesso tempo una morale del sacrificio e dell'ottimismo. Ogni esigenza umana (in inglese claim) ha per lui il diritto di essere realizzata, essendo di per sè priva di connotazioni morali. Ma, dato che le esigenze non sono tutte compatibili tra loro, acquisteranno valenza etica (e dovranno essere realizzate) solo quelle che, promuovendo un 'ordine sempre più inclusivo', cioè una sempre maggiore armonia tra le esigenze umane, contribuendo alla realizzazione del maggior numero possibile di esse. Con questa teoria James formulava una prospettiva morale in cui l'esito positivo non era assicurato da nessuna teoria del progresso necessario, ma dipendeva dalla volontà e dall'impegno dei singoli uomini. Una filosofia morale per esseri finiti, come sono gli uomini; perchè in questa sfida non entrasse alcuna forza assoluta, che predeterminasse la sua ricerca, James non esita a raccogliere un suggerimento di John Stuart Mill e a parlare di un Dio finito, che collabora con gli uomini nella produzione dell'ordine morale senza poter fornire, però, neppure lui la garanzia del successo: se Dio fosse onnipotente, del resto, si chiede James, come si spiegherebbe il male? Ecco allora che affiora il 'migliorismo' di James, la teoria secondo la quale la salvezza dell'universo é attuabile solo con la collaborazione di tutte le sue componenti, Dio compreso.

[Per gentile concessione di Filosofico.net]



BRANI ANTOLOGICI


-- Principi di psicologia [1890], Principato Editore, Messina, 1965

-- La volontà di credere ( 1897)

-- La varietà dell'esperienza religiosa (1902)

-- Pragmatismo (1907)

-- Il significato della verità (1909)

-- Un universo pluralistico (1909)

-- Alcuni problemi di filosofia (1911)

-- Saggi sull'empirismo radicale (1912)


Giuseppe Riconda, Invito al pensiero di William James, Mursia, Milano, 1999

Patrizia Guarnieri, Introduzione a James, Laterza, Bari, 1985

N. Dazi, Introduzione a William James. Antologia di scritti psicologici, Il Mulino, bologna, 1981

Antonio Santucci (a cura di), Il pensiero di William James. Una antologia degli scritti, Loescher, Torino, 1967

Silvio Tissi, James, Athena, Napoli, 1924

Sergio Franzese, Darwinismo e pragmatismo. E altri studi su William James, Mimesis, Milano, 2010

R. M. Calcaterra, Pragmatismo: i valori dell'esperienza. Letture di Peirce, James e Mead, Carocci, Roma, 2003

Cecilia Costa, L'io e Dio: l'esperienza religiosa in William James, Armando, Roma, 2002

Sergio Fransese, L'uomo indeterminato. Saggio su William James, D'Anselmi, Roma, 2000

Rosanna Petrello, Il senso della presenza. Saggio sull'esperienza religiosa di William James, La città del sole, Napoli, 1997

Alfredo Civita, La filosofia del vissuto: Brentano, James, Dilthey, Bergson, Husserl, Unicopli, Milano, 1982

L. Bellatalla, Uomo e ragione in William James, Filosofia, Torino, 1979

Francesco De Aloysio, Da Dewey a James, Bulzoni, Roma, 1972

Giuseppe Agostino Roggerone, James e la crisi della coscienza contemporanea, Marzorati, Milano, 1967


James/SEP
Pagina della Stanford Encyclopedia of Philosophy dedicata a William James.

James/Emory.edu
Pagina dedicata a W. James.

James/Philosophypages
Breve scheda su W. James.

James/InformationPhilosopher
Scheda di The Information Philosopher su James.

James/EMSF
Brevissima scheda dedicata a William James.

James/Pragmatismo
Tesi di laurea: Federico Riva, William James, filosofo della libertà. (L'indeterminismo jamesiano analizzato nella sua genesi storica, filosofica e biografica, con particolare riguardo alle esperienze giovanili, all'influenza del padre Henry, dell'amico Charles Sander Peirce e dell'evoluzionismo darwiniano).