THOMAS HOBBES

VITA
Thomas Hobbes nacque a Malmesbury, in Inghilterra, nel 1588. Studiò logica e filosofia all'università di Oxford. Tra il 1610 ed il 1613 effettuò un primo viaggio in Europa, seguito da altri due tra il 1629 ed il 1631 e tra il 1634 ed il 1637.
Partecipò attivamente alle lotte politiche che sconvolsero l'Inghilterra del suo tempo ed a seguito della caduta della monarchia (1640) abbandonò la sua patria. Si trasferì allora in Francia, dove fu anche precettore del futuro re Carlo II Stuart, del quale ebbe poi la protezione quando, restaurata la monarchia, poté tornare in Inghilterra.
Morì nel 1679.

PENSIERO
Secondo Hobbes, la filosofia è conoscenza razionale di connessioni causali, e perciò è lo studio dei corpi, la cui creazione e le cui qualità si possono comprendere concettualmente. I corpi possono essere naturali (tra questi è compreso anche l'uomo), o artificiali (lo stato). Compito del filosofo è analizzare gli accadimenti complessi sulla base dei loro elementi, per risalire ai princìpi universali. Il primo principio che contribuisce a chiarire le connessioni esistenti in natura è il movimento. Tutti i processi sono spiegabili in senso meccanicistico.
La teoria della conoscenza di Hobbes procede dall'idea che certi contenuti concettuali corrispondono a cose indipendenti dal pensiero. Gli oggetti esterni esercitano sugli organi di senso uno stimolo meccanico, il quale, attraverso la reazione degli "spiriti vitali" inferiori, produce nella mente il concetto corrispondente.
Le essenze non costituiscono l'oggetto diretto della conoscenza, bensì i concetti. A essi vengono associati determinati nomi, i quali hanno la funzione di segni di riconoscimento e di segni di comunicazione tra i vari individui. La logica filosofica ha perciò a che fare con contenuti concettuali raggruppati in proposizioni. La verità si riferisce esclusivamente agli enunciati e non alle cose. La verità di una proposizione viene stabilita attraverso l'analisi dei concetti in base alla loro definizione specifica e alla loro connessione.
All'interno di tale concezione, la razionalità viene concepita come una sorta di calcolo: la mente sarebbe analoga a una macchina capace di operare sulle parole tramite operazioni aritmetiche.
Anche sul piano etico, Hobbes presuppone che le emozioni e gli atti della volontà vengano prodotti dagli stimoli che provengono dall'oggetto e che siano determinati meccanicamente. Il piacere nasce con l'aumentare del movimento degli spiriti vitali, e l'oggetto che lo produce viene recepito come bene. Da ciò deriva l'autoconservazione, ogni organismo mira a perpetuare il suo movimento vitale e ad evitare la morte. Poiché la propria sopravvivenza costituisce il valore supremo, ogni individuo agisce egoisticamente; non esiste alcun principio superiore a cui è necessario fare riferimento: ognuno decide da sé ciò che è per lui meglio.
Hobbes rifiuta la concezione tradizionale secondo cui l'uomo sarebbe, per natura, un essere sociale. Nello stato di natura, l'unica, motivazione che possa indurre l'uomo ad aggregarsi ai suoi simili è il suo proprio vantaggio. Nello stato di natura, ogni uomo è uguale all'altro, avendo, di conseguenza, diritto su tutto. Ogni uomo è libero di utilizzare le sue facoltà naturali e di impiegare ogni mezzo per sostentarsi. Poiché ognuno ambisce al proprio vantaggio a danno degli altri e, contemporaneamente, il numero di individui che ambiscono a una stessa cosa tende sempre ad aumentare, è chiaro "che la condizione naturale degli uomini, precedente al loro aggregarsi in uno stato, era quella di guerra", la guerra di tutti contro tutti (bellum omnium centra omnes). Poiché, però, l'istinto di autoconservazione è tipico dell'uomo, nasce l'esigenza di una stabilità basata su una pace sicura. La prima legge naturale afferma, pertanto, "che si deve ricercare la pace, per quanto è possibile averla". Ma la sicurezza si può raggiungere solo se non si mantiene il diritto di tutti su tutto, ma se, invece, si trasmettono singoli diritti o si rinuncia ad altri, cosa che accade in base a un contratto vincolante per tutti.
L'osservanza delle leggi naturali può essere garantita solo attraverso la subordinazione dei singoli ad un'unica volontà. Gli individui stipulano un contratto sociale, in base al quale si impegnano reciprocamente a non opporre resistenza alla volontà di quell'uno al quale tutti si sono sottoposti. E' così che lo stato, come l'istituzione la cui volontà, in virtù del contratto da tutti stipulato, vale come volontà generale. Il detentore di questa somma autorità può essere una persona o un'assemblea. Il suo potere è illimitato, inalienabile e indivisibile. Hobbes paragona questo Stato al Leviatano biblico, simbolo di un potere insuperabile o "di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo la nostra pace e la nostra difesa, sotto il Dio immortale". Il sommo dovere di colui a cui è demandato il potere statale è il conseguimento del benessere del popolo. Al fine della coesione del tutto la Chiesa deve essere subordinata allo Stato.

[Scheda di Adriano Virgili]

OPERE

-- Elementi di diritto naturale e politico (1640)

-- De cive (1642)

-- Leviathan (1651)


Arrigo Pacchi, Introduzione a Hobbes, Laterza, Bari, 2002

Richard Tuck, Hobbes, Il Mulino, Bologna, 2001

Domenico Fisichella, Alla ricerca della sovranità. sicurezza e libertà in Thomas Hobbes, Carocci, 2008

Silvio Scorsi, Thomas Hobbes tra giusnaturalismo e positivismo giuridico, Il Filo, Roma-Viterbo, 2007

Agostino Lupoli, Nei limiti della materia. Hobbes e Boyle: materialismo epistemologico, filosofia corpuscolare e dio corporeo, Baldini & Castoldi, 2006

F. Izzo, Forme della modernità. Antropologia, politica e teologia in Thomas Hobbes, Laterza, Bari, 2005

G. Marramao, Dopo il Leviatano. Individuo e comunità, Bollati Boringhieri, Torino, 2000

Martin Rhonheimer, La filosofia politica di Thomas Hobbes. Coerenza e contraddizioni di un paradigma, Armando, Roma, 1997

Paolo Vincieri, Natura umana e dominio. Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Longo Angelo, 1997

Giuseppe Sorgi, Quale Hobbes? Dalla paura alla rappresentanza, Franco Angeli, Milano, 1996

Daniela Coli, La modernità di Thomas Hobbes, Il Mulino, Bologna, 1995

Howard Warrender, Il pensiero politico di Hobbes, Laterza, Bari, 1995

Ermanno Vitale, Dal disordine al consenso. Filosofia e politica in Thomas Hobbes, Franco Angeli, Milano, 1994

Tito Negri, Hobbes, Laterza, Bari, 1994

Tito Magri, Contratto e convenzione. Razionalità, obbligo e imparzialità in Hobbes e Hume, Feltrinelli, Milano, 1994

Furio Semerari, Potenza come diritto: Hobbes, Locke, Pascal, Dedalo, Bari, 1992

Norberto Bobbio, Thomas Hobbes, Einaudi, Torino, 1989

Aldo Gargani, Hobbes e la scienza, Einaudi, Torino, 1983

Tito Magri, Saggio su Thomas Hobbes. Gli elementi della politica, Il Saggiatore, Mikano, 1982

Mario C. Cattaneo, Il positivismo giuridico inglese: Hobbes, Bentham, Austin, Giuffrè, Milano,1962


Siti per approfondimenti

Hobbes/Filosofico.net
Vita, pensiero e opere di Thomas Hobbes.

DonatoRomano/Hobbes
Appunti su Hobbes. Hobbes.freeweb
Sito che si occupa principalmente del pensiero politico di Hobbes: studi, ricerche bibliografiche e gruppi di discussione.

Hobbes/IEP
Pagina de The Internet Encyclopedia of Philosophy dedicata a Hobbes.

Hobbes/SOS.Philosophie
Pagina dedicata alla vita e al pensieor di Hobbes.

Hobbes/Oregonstate.edu
Testo: Hobbes, Il Leviatano.

Hobbes01/The Paideia Project
Articolo on line: Omar Astorga, "La Institution Imaginaria del Leviathan".

Hobbes02/The Paideia Project
Articolo on line: Bill Uzgalis, "Paidea and Identity: Meditations on Hobbes and Locke".

Hobbes/Quodlibet
Articolo on line: Scott David Foutz, "The Physical Philosophy of Thomas Hobbes".