PASQUALE GALLUPPI


Pasquale Galluppi, con le sue Lettere filosofiche sulle vicende della filosofia da Cortesia a Kant (1827), contribuì a far conoscere in Italia la filosofia moderna, di cui riprese la centralità del problema della conoscenza. In polemica con lo scetticismo e con il sensismo di Condillac, a suo parere caratteristico della filosofia moderna, cercò di formulare una "filosofia dell'esperienza", intesa come fondamento dell'oggettività del sapere.
L'esperienza interna (la coscienza) attesta alcune "verità primitive", vale a dire immediatamente evidenti, come l'esistenza dell'Io e della realtà esterna, oggetto immediato delle sensazioni.
Facendo leva sulle idee oggettive di sostanza e di causa, le quali sono il frutto dell'analisi e della sintesi che l'intelletto compie nei confronti dei dati sensibili, Galluppi intense dimostrare l'esistenza di Dio. Su queste basi, nella sua riflessione etica congiunse all'asserto, di stampo kantiano, circa l'originarietà e l'immediata evidenza di una legge morale universalmente valida, con la tesi che tale legge è posta nella natura umana da Dio.

[Scheda di Adriano Virgili]