JOHANN G. FICHTE

VITA
Johann Gottlieb Fichte nacque a Rammenau, nell'Alta Lusazia, nel 1762 da una famiglia di condizioni molto modeste. Compì gli studi universitari di teologia a Jena e a Lipsia, grazie al sostegno di un nobile del luogo.
Nel 1791, entusiasmato dalla lettura delle opere di Kant, si recò a Koningsberg per trovarlo e sottoporre al suo giudizio un suo scritto.
Nel 1794, anche grazie all'aiuto di Goethe, ottenne la cattedra di filosofia all'università di Jena, dalla quale fu allontanato nel 1799 sotto l'accusa di ateismo. Si trasferì a Berlino e successivamente ad Erlangen (1805), dove ottenne una cattedra nella locale università. Fu poi all'università di Berlino (1810) della quale fu anche rettore. Morì nel 1814.


PENSIERO
Punto di partenza del pensiero fichtiano è l'insieme dei problemi controversi o lasciati aperti dalla filosofia di Kant. Per cominciare egli elimina la cosa in sé, il noumeno, affermando che tutta la realtà è un prodotto del soggetto, del libero pensiero.
Il pensiero che ammette l'esistenza del noumeno è detta da Fichte dogmatismo. L'idealismo invece asserisce l'assoluta indipendenza ed originarietà dello spirito ed ha per soggetto, non la cosa in sé, ma l'Io in sé. Dogmatismo ed idealismo sono in netta contrapposizione, ma nessuno dei due può confutare l'altro, perciò la scelta tra i due dipende esclusivamente dalla personalità del singolo filosofo. Nonostante questo, ci sono alcuni argomenti che possono essere posti a sostegno dell'idealismo. Il dogmatismo, prendendo l'avvio dal noumeno, in buona sostanza, deduce dall'oggetto l'atto stesso dal pensiero, ma tale passaggio dall'essere al pensare è impossibile. All'opposto, l'idealismo deduce l'oggetto dal soggetto e il pensiero viene concepito come contente in sé anche l'essere come suo momento. Anche il comportamento pratico dell'uomo testimonia a favore dell'idealismo: il dogmatico ha in sé un carattere fiacco, facendo derivare l'attività dello spirito da una realtà preesistente, facendo della libertà del pensiero un mero prodotto delle cose; l'idealista, invece, ha spirito d'iniziativa, affermando la propria autonomia e libertà di fronte alla realtà del mondo, deducendo l'oggetto dal soggetto.
Lo spirito, assolutamente libero (poiché non limitato dall'esistenza del noumeno), è l'unica fonte della conoscenza e da esso derivano sia il mondo dell'esperienza che il pensiero che si ha di questo. L'indagine filosofica non deve essere un'enumerazione ed una descrizione statica delle forme dello spirito, ma un processo continuo, ininterrotto, grazie al quale lo spirito realizza se stesso come attività libera, originaria ed universale, una ricostruzione di quegli atti mediante cui lo spirito produce l'essere in quanto momento del pensiero. Tale processo di unificazione del pensiero non potrà mai essere pienamente compiuto, poiché, altrimenti, il risultato sarebbe esso stesso oggetto di conoscenza, annullando così la libertà.
Il principio assolutamente primo, assolutamente incondizionato di tutto, se ha da essere il principio primo, non può essere dimostrato o determinato. A tale principio, lo spirito, Fichte dà il nome di Io. Esso è realtà universale, ciò che nasce tutte le volte che pensante e pensato sono presenti al pensiero come la medesima cosa. "L'Io è assolutamente attivo e soltanto attivo: questo è il presupposto assoluto". E' l'Io puro, universale e assoluto, e non l'Io empirico di questo o di quell'individuo. Da esso si deduce necessariamente tutto il sistema del sapere umano.
Fichte formula tre princìpi logici fondamentali per la sua deduzione dell'unità del sapere.
Tesi: l'Io pone se stesso. Questo principio è ricavabile da quello di identità, per cui A è A. Esso è assolutamente valido, anche se non dice nulla sull'esistenza di A, ma esclusivamente sull'esistenza di un rapporto necessario tra soggetto e predicato. Tale identità è posta nell'Io e dall'Io, e l'Io non può porla se non pone prima se stesso. L'Io quale autocoscienza è condizione di ogni conoscenza. In questo primo atto originario l'Io ha una capacità di produzione ancora inconscia, che però è la condizione di ogni consapevolezza.
Antitesi: l'Io nel porre se stesso pone il non-Io. E' questo il principio di opposizione, con il quale l'Io oppone a se stesso l'oggetto del proprio pensiero, cioè qualcosa che, proprio perché è opposto all'Io, è non-Io, vale a dire realtà esterna. La contrapposizione tra Io e non-Io provoca nell'Io puro una riflessione, che genera la coscienza: nel momento in cui l'Io avverte in sé una limitazione, diventa coscienza.
Sintesi: l'Io oppone nell'Io all'Io divisibile un non-Io divisibile. In questo momento del processo dialettico, l'Io prende coscienza della relazione esistente tra l'Io e il non-Io, che si limitano l'un l'altro. Nella coscienza, che è unica, l'Io puro è assoluto, e perciò non può essere né limitato né divisibile.
Con questi tre princìpi Fichte afferma l'esistenza di un Io infinito, l'esistenza di un Io finito (il pensiero dei singoli uomini) e la realtà di un non-Io (cioè della natura), che si oppone all'Io finito, ma che è posto dall'Io infinito ed è ricompreso in esso. L'Io conosce il non-Io come un limite che, apparendo dapprima come un dato, risulta poi, con l'autocoscienza, posto e opposto a sé da se stesso. Quando prende coscienza di questo limite, l'Io lo supera con uno sforzo incessante in un processo infinito, cosicché il limite si sposta continuamente senza mai scomparire.
L'Io si delimita, ponendo il non-Io, per realizzare se stesso, e per realizzarsi come attività morale. Il continuo sforzo dell'Io per superare il limite posto dal non-Io ha, infatti, un carattere pratico. Nell'incessante superamento del limite, l'Io conquista la propria libertà. L'attività morale è l'azione del soggetto sull'oggetto, e il mondo sensibile non è che lo strumento per l'esplicarsi di essa. Il fine dell'attività è l'affermarsi all'infinito della libertà spirituale che, del resto, non potrà mai essere pienamente conseguita, in quanto il superamento dell'ostacolo non potrà mai essere compiutamente realizzato.
La legge morale consiste nell'agire con meditazione e coscienza, non ciecamente e secondo meri impulsi, e mai contro la propria convinzione, cioè: agisci sempre secondo la miglior convinzione del tuo dovere; ovvero: agisci secondo la tua coscienza.
Sempre sul piano etico, Fichte riconosce l'esistenza degli altri individui. Infatti il singolo non può affrontare da solo la dura e incessante lotta che l'Io impegna per superare la sua finitezza, ma deve avere accanto a sé chi lo aiuti e lo stimoli a compiere il proprio dovere. Ciascun individuo deve "limitare la propria libertà con il concetto della possibilità della libertà dell'altro": questa reciproca limitazione si chiama rapporto giuridico, e costituisce il principio del diritto. Lo Stato deve difendere la proprietà degli individui. E poiché tale difesa sarebbe illusoria se esistessero individui privi di proprietà, esso deve provvedere perché tutti abbiano una proprietà ed un lavoro. Affinché lo Stato possa svolgere il proprio compito, e avere vera indipendenza e unità, occorre che sia saldamente radicato nella coscienza dei cittadini e che sappia infondere nel popolo la fede nella sua missione morale.
Per rispondere alle accuse di ateismo, nei suoi ultimi scritti, Fichte giunge a riconoscere, al di là dell'Io puro, il vero principio originario nell'Uno assoluto. Dio, "uguale a sé stesso, immutabile, eterno, indistruttibile".

[Scheda di Adriano Virgili]

OPERE

-- Ricerca di una critica di ogni rivelazione (1792)

-- Fondamenti della dottrina della scienza (1794)

-- Alcune lezioni sulla missione del dotto (1794)

-- Fondamenti del diritto naturale (1796)

-- Sistema della dottrina morale (1798)

-- La missione dell'uomo (1801)

-- Introduzione alla vita beata (1806)

-- Discorsi alla nazione tedesca (1807 - 1808)


Claudio Cesa, Introduzione a Fichte, Laterza, Bari, 2001

L. Pareyson, Fichte, Mursia, Milano, 1976

Roberta Picardi, Il concetto e la storia. La filosofia della storia di Fichte, Il Mulino, Bologna, 2009

Marco Ivaldi, Vita e sapere tra Jacobi e Fichte, Mursia, Milano, 1993

N. Ivaldo, I principi del sapere. La visione trascendentale di Fichte, Bibliopolis, Napoli, 1987

R. Lauth, La filosofia trascendentale di J. G. Fichte, Guida, Napoli, 1986

G. Di Tommaso, Dottrina della scienza e genesi della filosofia della storia nel primo Fichte, Japarade, L'Aquila, 1986

Pasquale Salvucci, Grandi interpreti di Kant: Fichte e Schelling, Quattroventi, Urbino, 1984

M. Ivaldo, Fichte. L'assoluto e l'immagine, Studium, Roma, 1983

F. Moiso, Natura e cultura nel giovane Fichte, Mursia, Milano, 1979

Claudio Cesa, Fichte e il primo idealismo, Sansoni, Firenze, 1975

G. Duso, Contraddizione e dialettica nella formazione del primo Fichte, Argalia, Urbino, 1974

P. Salvucci, Dialettica e immaginazione in Fichte, Argalia, Urbino, 1963

Emanuele Severino, Per un rinnovamento nell'interpretazione della filosofia fichtiana, La Scuola, Brescia, 1960

Henri Bergson, La destinazione dell'uomo di Fichte, Guerini e Associati, 2003

Aldo Masullo, Lezioni sull'intersoggettività. Fichte e Husserl, Libreria Scientifica, Napoli, 1963


Siti per approfondimenti

Fichte/Biblio-net
Vita e pensiero di Fichte.

Fichte/Riflessioni.it
Pagina dedicata alla vita e la pensiero di Fichte.

Fichte/Unina
Sezione dedicata al pensiero di Fichte.

Fichte/Filosofico.net
Pagina dedicata a Fichte.

Fichte/Hermesnet
Scheda biografica su Fichte.

Fichte/Giornaledifilosofia
Biografia di Fichte.

Fichte/Forma-mentis
Esposizione sintetica del pensiero di Fichte.

Fichte/Culturanuova
Scheda sintetica su Fichte: vita, pensiero, opere.

Fichte/SEP
Pagina della Stanford Encyclopedia of Philosophy dedicata a Fichte.

Fichte/IEP
Pagina de The Internet Encyclopedia of Philosophy dedicata a Fichte.