EPICURO


VITA
Epicuro, fondatore e maggior rappresentante della scuola epicurea, nacque a Samo nell’anno 342 a. C.. Apprese dai suoi maestri il pensiero di Platone e quello di Democrito. Ebbe anche modo di accostarsi alle opere essoteriche di Aristotele. Tenne scuola a Mitilene e a Lampsaco, per poi trasferirsi ad Atene dove fondò una scuola, detta il Giardino, che fu molto frequentata, nonostante la contemporanea presenza nella città dell’Accademia e del Liceo. Scrisse molte opere, tra cui una Sulla natura, una Sul criterio o canone e le Massime capitali. Quest’ultimo scritto ci è pervenuto, assieme a tre lettere e ad alcuni frammenti. Morì ad Atene nel 270 a. C..


PENSIERO
La logica epicurea, detta canonica, è intesa come una tecnica per la ricerca della verità ed ha una funzione propedeutica alla dottrina epicurea vera e propria. Base di ogni sapere è la sensazione, dalla quale dipende ogni nostra conoscenza. La sensazione, di suo, è sempre vera e se l'uomo incorre spesso in errore ciò è dovuto al fatto che questi non si attiene alla semplice evidenza sensibile, ma la falsifica con supposizioni, anticipazioni avventate e pregiudizi. E' l'intelletto quindi a sbagliare e per correggere i suoi errori è necessario rivolgersi all'esperienza, riattivando, con ulteriori sensazioni, l'evidenza genuina.
La fisica epicurea risente in maniera molto marcata dell’insegnamento di Democrito. Il mondo è formato di atomi e di vuoto. Gli atomi sono indivisibili e di numero infinito, distinguendosi per figura geometrica, peso e grandezza, e dotati di moto. Il vuoto è invece incorporeo ed intangibile: la sua esistenza è ciò che permette il moto degli atomi. Gli atomi si muovono in verticale, dall’alto in basso, in modo leggermente inclinato, il che permette agli stessi di scontrarsi l’uno con l’altro e di generare il mondo, secondo una legge d’aggregazione collegata alla loro massa ed alla loro forma geometrica. L’universo è un insieme infinito di mondi che si fanno e si disfanno in continuazione. Anche gli dei e le anime sono costituiti di atomi, i quali però hanno una natura speciale. Gli dei hanno una forma analoga a quella umana e vivono un’esistenza completamente distaccata dalle vicende terrene, di cui si disinteressano totalmente.
La parte più importante ed originale del sistema epicureo è sicuramente la sua etica, la quale è improntata ad un'impostazione prettamente edonistica. Dato che il mondo è senza scopo ed ogni cosa è affidata al caso, l'uomo non può avere altro fine che quello di sfuggire al dolore e ricercare il piacere, in modo da raggiungere il massimo di felicità permessa dalla sua condizione. Se l'uomo non è in generale una creatura felice, questo dipende dai mali derivanti dalla sua ignoranza e dalla sua superstizione. Questi mali si possono ridurre a quattro tipi fondamentali (dottrina del tetrafarmaco):

1) Il male derivante dal timore degli dei. La dottrina epicurea dimostra però che gli dei non possono occuparsi delle passioni umane, essendo totalmente estranei al nostro mondo. Del resto, se si prendessero briga delle nostre passioni, perderebbero la perfetta felicità che è tipica della loro natura divina. Il fatto poi che essi non si diano cura dei nostri mali conferma la loro completa indifferenza nei nostri confronti. Infatti: o gli dei vogliono togliere i mali, ma sono impotenti rispetto ad essi; oppure possono toglierli, ma non lo vogliono malvagiamente fare; o ancora non possono e non vogliono. Tutte e tre queste ipotesi però sono contrarie all'idea stessa degli dei come esseri perfetti. Pertanto, non rimane che ammettere che gli dei non si occupano degli uomini e che da essi non c'è assolutamente nulla da temere.

2) Il male che deriva dal timore della morte. Questo timore è assurdo, in quanto la morte implica il venire meno di tutte le sensazioni e, pertanto, anche delle sensazioni spiacevoli. Dove c'è l'uomo, infatti, non c'è la morte e dove c'è la morte non c'è l'uomo.

3) Il male che deriva dal timore del male fisico o morale. Questi sono mali reali. Ma i dolori fisici, quando sono particolarmente acuti, non hanno mai una durata particolarmente lunga, poiché nel peggiore dei casi ce ne libera la morte. I dolori dell'anima sono più gravi, poiché questa non soffre solamente dei mali presenti, ma anche di quelli futuri. A questi ultimi è possibile però opporsi con la saggezza, vale a dire per tramite dell'indifferenza e dell'imperturbabilità.

4) Il male che deriva dai nostri desideri insoddisfatti. A questo male, che è il più diffuso ed il più pernicioso, è possibile sfuggire imparando a porre dei limiti ai propri desideri.

L'edonismo epicureo è una ricerca del piacere inteso soprattutto come quella quiete derivante dall’assenza del dolore rispetto al corpo (aporia) e all’anima (atarassia). Epicuro organizza i piaceri secondo una gerarchia legata alla quantità di fatica che si deve spendere per realizzarli. Il piacere dell’anima è considerato un’amplificazione di quello corporeo ed è quindi a questo superiore. E’ necessario ricercare una forma di saggezza che permetta di valutare i singoli piaceri e scegliere fra di essi in base al grado di autarchia (il non aver bisogno di nulla per alimentarsi) e di assolutezza (non essere suscettibile di aumento o diminuzione nel tempo) degli stessi. Tale criterio esalta il valore del piacere catastematico, il quale consiste nella gioia derivante dal sentirsi esenti da dolori: gioia che è in sommo grado autarchica e assoluta.
La gerarchia dei piaceri ha al proprio vertice i piaceri naturali e necessari (quelli, ad esempio, derivanti dal placare la fame o la sete), i quali devono essere necessariamente perseguiti al fine di eliminare il dolore dal corpo. Al secondo posto vengono i piaceri naturali e non necessari (come il mangiar bene), ai quali il saggio si concede di tanto in tanto. All’ultimo posto vengono i piaceri non naturali e non necessari (come quelli derivanti dal sentirsi famosi, ricchi o potenti), che sono "illeciti", in quanto tendono a "turbare" la serenità.
Partendo da tali presupposti, Epicuro sconsiglia l’impegno nella vita politica ed invita a una "vita nascosta" e tendenzialmente asociale. I vincoli sociali derivano infatti dalla ricerca dei piaceri del terzo tipo e sono quindi, per loro natura, dannosi per il raggiungimento della felicità. L’unico vincolo che deve unire gli uomini tra loro è l’amicizia, derivante dallo spirito d’umanità, e che è in sé fonte di alcuni tra i piaceri più sublimi.

[Scheda di Adriano Virgili]

D. Pesce, Introduzione a Epicuro, Laterza, Bari, 1998

J. M. Rist, Introduzione a Epicuro, Mursia, Milano, 1978


Siti per approfondimenti

Epicuro/Filosofico.net
Pagina dedicata alla vita e alle opere di Epicuro.

Epicuro/Latinovivo
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Epicuro/Etens.free
Scheda biografica su Epicuro.

Epicuro/Cultura Nuova
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Epicuro/SOS.Philosophie
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Epicuro/Formae-mentis
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