CRATILO di ATENE

PENSIERO
Cratilo di Atene può essere considerato il più importante dei seguaci di Eraclito, offrendo una particolare lettura del pensiero del maestro.
Il suo punto di partenza è l'affermazione che «nello stesso fiume non si può scendere due volte», affermazione che in Eraclito significava l'insuperabile frantumazione di tutte le cose. Ecco invece come questo pensiero è interpretato da Cratilo, secondo la testimonianza di Platone:

Eraclito dice in un punto che «tutto si muove e nulla rimane», e paragonando le cose che sono alla corrente di un fiume dice che non puoi scendere due volte nello stesso fiume (Cratilo, 402 a8-10 = DK 22 A 6 = Colli 14 [A1 125] [greco]).

All'idea della pluralità viene quindi sostituita quella un po' diversa del divenire: non vi sono innumerevoli fiumi che succedono l'uno all'altro, ma piuttosto un fiume che si trasforma continuamente. È questa interpretazione che dà vita al celebre motto «tutto scorre (pánta rhéi)», che venne spesso retrodatato e citato come il nòcciolo del pensiero di Eraclito.
Questo mutamento di prospettiva conduce ad importanti conseguenze sul piano conoscitivo: come può essere infatti vera un'affermazione riferita a ciò che di sua natura è instabile e mutevole? Ecco come Aristotele riassume il pensiero di coloro che affermano il divenire universale:

Vedendo che tutta la natura si muove e che di ciò che si trasforma non si può dire nulla di vero, conclusero che, almeno di ciò che si trasforma in ogni modo e completamente, non è possibile dire il vero. Da questa supposizione derivò la più estrema tra le opinioni menzionate, quella che hanno coloro che affermano ispirarsi ad Eraclito e anche Cratilo, il quale alla fine riteneva che fosse necessario non dire nulla, ma muoveva solo il dito [per indicare le cose], e rimproverava ad Eraclito di aver detto che non è possibile entrare due volte nello stesso fiume: lui infatti riteneva che non si può neanche una volta sola (Metafisica, 4, 1010 a7-15 = DK 65 4 [greco]).

Infatti, il fatto stesso che si parli di «fiume» suppone falsamente che esista qualcosa di stabile, degno di portare un nome parimenti stabile. La stessa idea, pur senza fare né il nome di Eraclito né quello di Cratilo, viene dettagliatamente riferita da Platone, il quale la collega anche alla relatività delle sensazioni:

Il loro principio [...] è questo: che l'universo è movimento, e non c'è nulla oltre ad esso. [...] E ciascuna qualità di per sé non è nulla [...] ma tutte in tutte le forme nascono nell'incontro reciproco dal movimento, poiché, come dicono, non è possibile concepire saldamente neanche che l'agente e il paziente siano qualcosa di per sé. Infatti nulla è agente prima che s'incontri col paziente, né paziente prima che s'incontri con l'agente; e ciò che incontratosi con qualcosa è agente, quando poi s'imbatte in un'altra cosa appare paziente. Dunque da tutto ciò si deduce [...] che nessuna cosa di per sé è una, ma sempre nasce rispetto ad un'altra; e che il verbo «essere» va soppresso dappertutto, benché noi molte volte e anche poco fa fummo costretti a servircene dall'abitudine e dalla mancanza di scienza. Invece, come dice il discorso dei sapienti, è necessario non concedere nulla, né di uno né di me, né questo né quello né qualsiasi altro nome che stia fermo, ma è necessario dire secondo natura che le cose nascono, vengono fatte, muoiono, si alterano; perché quando uno con il discorso mette qualcosa ferma, facendo questo può essere facilmente rimproverato (Teeteto, 155 a3 - 157 b8).

[Per gentile concessione di Mondodomani.org
Copyright © 2001 Giovanni Salmeri]