Articolo su
DAVID CHALMERS

David Chalmers e la "mistica" dell'informazione
di Astro Calisi

Uno dei grandi meriti del filosofo David Chalmers nella sua opera La mente Cosciente (1) è quello di aver posto l'accento sul fatto che molti ricercatori impegnati nel campo della mente pretendono di studiare la coscienza prendendo in considerazione soltanto le funzioni cognitive ad essa ordinariamente associate. Tale approccio, ovviamente, è legittimo, ma deve abbandonare la pretesa di essere rivolto allo studio della coscienza, in quanto non si occupa dei principali dati con cui la coscienza stessa si rivela a noi, vale a dire le esperienze soggettive.
Questo rilievo di Chalmers è di importanza fondamentale nello smascherare l'inadeguatezza di certi studi sulla coscienza (o presunti tali) e nel riportare l'attenzione dei ricercatori sugli aspetti di maggior rilievo. Purtroppo Chalmers, sviluppando le proprie argomentazioni, dimostra di non saper essere conseguente fino in fondo con le tesi iniziali, finendo per ricadere all'interno dell'orizzonte cognitivista (2), anche se in una forma assai più sofisticata. Infatti, pur affermando che la coscienza non può essere spiegata con le ordinarie leggi fisiche, egli arriva a sostenere che essa potrebbe essere associata all'informazione (3). In un altro passo, egli si spinge ancora più in là, affermando che non solo l'implementazione della computazione appropriata è sufficiente affinché si manifesti la coscienza, ma anche che "tale implementazione è sufficiente per un'esperienza cosciente ricca come la nostra". (4)
Con questo, Chalmers mostra di credere che l'elaborazione dell'informazione da parte di un qualsiasi sistema (biologico o artificiale) abbia due livelli distinti: uno legato all'esigenza di trasformare i dati in ingresso in forme tali da poter essere utilizzate dal sistema stesso per gestire la propria attività; un altro che avrebbe origine dal medesimo processo di elaborazione come una sorta di sottoprodotto secondario (sopravvenienza) e darebbe vita alle esperienze coscienti. Analizziamo questi due livelli più nel dettaglio.
Per quanto riguarda l'informazione, bisogna dire che qualsiasi modalità di elaborazione, come pure di codificazione e di immagazzinamento, ha bisogno di un supporto materiale. Può trattarsi della posizione di una leva o di una ruota dentata (nelle realizzazioni più primitive), come di campi magnetici o cariche elettriche di dimensioni ridottissime, l'informazione ha comunque una consistenza fisica. Mentre l'elaborazione, ovvero la trasformazione dell'informazione da una forma in un'altra, comporta inevitabilmente dei cambiamenti nello stato del supporto stesso. Va inoltre considerato che qualsiasi informazione non è mai tale in assoluto, bensì in riferimento a un sistema in grado di decodificarla, dando ad essa un seguito operativo. Infatti, la codificazione di un dato insieme di informazioni può essere effettuata in un numero praticamente illimitato di modalità (linguaggi): come esempio molto elementare si consideri che tutta l'informazione contenuta su un supporto digitale può essere convertita nel suo esatto opposto, trasformando tutti gli 0 in 1 e viceversa, ma se si modifica simmetricamente anche il sistema di lettura, non si avrà alcuna differenza nei risultati. Ciò significa che l'informazione non ha valore in sé (significato), ma solo quello che le deriva dalla relazione con un "interprete" operativo (macchina), oppure con un soggetto in grado di attribuire ad essa un significato (individuo umano). L'elaborazione dell'informazione da parte di una qualsiasi macchina computazionale avviene sulla base degli algoritmi di cui essa è stata dotata. Tutto ciò che la macchina fa è rigorosamente conforme alle leggi fisiche, anche se, a causa della complessità dei programmi utilizzati, può essere difficile prevederne con esattezza i risultati.
Se prendiamo in esame l'altro livello, quello che darebbe origine all'esperienza cosciente, ci troviamo di fronte a un'affermazione del tutto dogmatica, in quanto assolutamente non controllabile sul piano empirico. Non solo essa va accettata del tutto fideisticamente pur essendo in contrasto con i principali concetti e assunzioni di base del metodo scientifico, ma non sembra neppure in grado di dare una risposta al problema della natura del rapporto causale tra informazione ed esperienza. Quest'ultimo problema è di fondamentale importanza, soprattutto nella considerazione che larga parte dell'attività di elaborazione nervosa effettuata dalle diverse aree cerebrali si svolgono del tutto automaticamente, senza la minima traccia di esperienza cosciente.
L'idea di Chalmers, secondo la quale l'esperienza cosciente potrebbe trovarsi in stretto rapporto con l'informazione (per cui anche sistemi molto semplici, come ad esempio i termostati, potrebbero avere delle esperienze, sia pur molto elementari) (5), oltre a essere largamente metafisica, si presenta in questa luce come una sorta di "ritorno" all'interno dell'orizzonte cognitivista: Chalmers era partito dall'osservazione che non può darsi alcuna seria indagine sulla coscienza se ci si limita ad esaminare "cognitivamente" le diverse funzioni a cui essa solitamente si accompagna. Lo ritroviamo qui ad affermare che il sorgere della stessa coscienza deriverebbe, in qualche maniera che non è in grado di specificare, dal processo di elaborazione dell'informazione, ovvero dalle funzioni cognitive poste in atto ordinariamente dal cervello.
Ecco quindi che ciò che era stato estromesso dalla porta, ritorna, anche se in veste radicalmente nuova (e quasi irriconoscibile) dalla finestra.

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NOTE
(1) David Chalmers, La mente cosciente, McGraw-Hill, Milano, 1999
(2) Leggendo gli scritti di Chalmers, ci si rende facilmente conto, ad esempio, che per lui la psicologia si identifica completamente con la scienza cognitiva.
(3) La mente cosciente, pag. 298
(4) Op. cit., pag. 321
(5) Op. cit., pag. 298

[ Scheda dell'autore - Email: astrocalisi@gmail.com ]



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